Tornata elettorale decisiva anche per gli equilibri regionali
Un primo dato importante è quello relativo all’affluenza, che secondo le prime rilevazioni si è attestata fin qui su valori più alti da decenni. Oggi è il giorno delle attese elezioni in Israele per il rinnovo della Knesset, le prime dall’attacco del 7 ottobre 2023. L’importanza del voto è dettata soprattutto dalla condotta del governo di Benjamin Netanyahu che è seguita proprio a quel terribile attentato a opera del gruppo terroristico palestinese Hamas. A cui vanno sommate questioni di politica interna e scandali che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Ecco perché, secondo molti osservatori internazionali, le elezioni di oggi sono di fatto paragonabili quasi a un referendum sul premier Netanyahu, al potere per complessivi 19 anni, ripartiti in periodi diversi (la prima volta dal 1996 al 1999). Nell’opposizione spicca ora la figura di Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell’esercito. Per conoscere l’esito delle elezioni, però, bisognerà aspettare questa sera, forse anche domani. Si vota dalle 7 alle 22 (in Italia dalle 6 alle 21), con i primi risultati parziali ed exit poll che arriveranno alla chiusura dei seggi. A conferma anche di come il voto rappresenti uno snodo fondamentale per comprendere meglio gli equilibri regionali, uno dei temi più dibattuti alla vigilia ha riguardato proprio il conflitto in Iran. Secondo il New York Times che, tra gli altri, cita alti funzionari della Difesa israeliana e persone a conoscenza della situazione, Netanyahu avrebbe voluto organizzare prima del voto nuovi attacchi contro Teheran, trovando però la posizione contraria del capo di Stato maggiore dell’esercito.