Come i giovani, in Europa, sono diventati i protagonisti. Week end di proteste in tante città e piazze, ma con modalità tra loro diverse. Giusto chiedere attenzione, ma bisogna vedere anche come lo si fa
Il week end appena passato è stato il culmine di una settimana in cui i giovani e le loro proteste sono stati i protagonisti del dibattito. Non sembra esserci un disegno unico e la differenza, piuttosto sostanziale, sta nella modalità della protesta, mentre il filo conduttore è, senza dubbio, un malcontento (più o meno “eterodiretto”) che serpeggia tra le giovani generazioni. E non solo in Italia, dove, come sappiamo, il “movimento 17 ottobre” e le formazioni studentesche hanno mobilitato contro il carovita e il riarmo le piazze a Roma, Milano, Firenze, Bologna e Torino (coincidenza, tutte governate dal centrosinistra), dove le tensioni ci sono state, non superando però il livello di guardia dello scorso weekend, ma con un bilancio che vede, secondo i dati del Viminale, 4.292 persone identificate, due su tre a Milano, 9 arresti, 87 denunce e 371 persone accompagnate negli uffici di polizia, di cui 110 minorenni e, fra quelle accompagnate negli uffici, 69 straniere. La Francia continua a rivelarsi il fulcro delle proteste in Europa con rivendicazioni che si concentrano sul diritto allo studio e che hanno indotto le autorità a imporre il coprifuoco in alcuni orari e in alcune zone; nelle periferie di Parigi, Lione, Marsiglia e Nantes gli scontri con la polizia, barricate e guerriglia. In Spagna e, precisamente, a Madrid e a Barcellona si protesta contro la crisi degli alloggi, la seconda città è stata teatro di un’altissima tensione. Anche in Portogallo si protesta per la crisi abitativa, i bassi salari dei giovani e i costi degli affitti, senza scontri violenti; anzi, tutt’altro, molto pacifici con, al massimo, occupazioni pacifiche e tendopoli create spontaneamente. In Albania la protesta è stata fortemente politica, i giovani hanno protestato contro la corruzione e contro un governo che, secondo loro, mette a repentaglio il loro futuro, dando vita a scontri violenti con la Polizia. A Bruxelles, in Belgio, proteste pacifiche e svolte sotto le sedi delle istituzioni europee. Infine, Belgrado, in Serbia, rappresenta un caso che continuerà a far parlare di sé e segna un precedente storico nell’attivismo giovanile europeo: i giovani, uniti in un movimento civico, trasversale e anti-corruzione, che si è poi organizzato politicamente, protestano da due anni pacificamente riempiendo piazze e strade. Nel fine settimana, la lista sostenuta dagli studenti ha vinto le elezioni parlamentari tenutesi nel fine settimana, per stessa ammissione del Presidente uscente, Aleksandar Vučić. C’è da capire, però, cosa arriverà dopo.