Meloni: «Nasce un nuovo reato, la partecipazione violenta a una manifestazione». Oggi vertice in prefettura a Milano con Piantedosi

L’indomani dell’approvazione da parte del Cdm del nuovo decreto sicurezza, si è tenuta questa mattina in prefettura a Milano una riunione sull’ordine pubblico dopo le violenze dei giorni scorsi. Al vertice hanno partecipato, tra gli altri, anche il sindaco Giuseppe Sala e il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. E le attenzioni sono ora rivolte a sabato, quando sono attese in città ulteriori mobilitazioni e proteste. «Voglio dire senza ambiguità che prima di tutto in questa fase critica viene il controllo e la repressione di questi fenomeni. Non sono per niente contrario al fatto che arrivino 500 militari», ha osservato Sala, ripreso dalle agenzie di stampa al termine del vertice. Anche perché, ha proseguito, «non possiamo immaginare che ogni sabato si ripetano situazioni del genere». Ai militari, però, non verrà concesso l’allargamento dei poteri di polizia giudiziaria come in un primo momento era stato auspicato da alcuni esponenti di governo. Il passo indietro si è registrato, come riferito da diversi giornali, dopo il no del Colle alla misura. A sintetizzare i punti salienti del decreto è stato il premier Giorgia Meloni in un videomessaggio. Quattro i principi cardine del provvedimento. «Primo – ha spiegato Meloni –: nasce un nuovo reato, la partecipazione violenta a una manifestazione. Se durante un corteo o una manifestazione ti unisci a un gruppo di cinque o più persone, ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a cinque anni di carcere e fino a 20 mila euro di multa. Se avevi il volto coperto o se hai ferito qualcuno, la pena aumenta». «Secondo: chi rompe paga e se chi rompe è un minorenne, pagano i suoi genitori. Se il danno è a un bene pubblico, il prefetto manda a casa l’ingiunzione di pagamento. Se il danno è a un privato, il proprietario va dal giudice e ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Certamente ci si potrà opporre, ma intanto i genitori di quel ragazzo che si è divertito a spaccare tutto dovranno pagare». «Terzo – ha aggiunto ancora il premier –: i minorenni. Oggi, per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni, lo Stato deve dimostrare ogni volta che era in grado di capire quello che stava facendo. Noi avevamo già approvato una norma che ribalta questo principio, cioè si presume che fosse in grado di capire quello che stava facendo, salvo prova contraria. Quella norma è in Parlamento, ma con il decreto diventa operativa. E il fermo preventivo che finora valeva solamente per gli adulti si potrà applicare anche ai minorenni». Il quarto punto è quello relativo, appunto, all’invio dei militari a Milano. «Dalle analisi che hanno fatto gli specialisti e anche gli appartenenti all’autorità giudiziaria è emerso qualcosa di mai visto al mondo», ha riferito Piantedosi alla conclusione del vertice di oggi. Il ministro dell’Interno ha inoltre affermato che non c’è «nessuna evidenza» riguardo l’ipotesi di una regia esterna dietro gli scontri del weekend nel capoluogo lombardo.