Autotrasporto: dalla protesta legittima, alla paralisi logistica. In atto un pesante blocco anche economico che sta colpendo duramente soprattutto il Sud

È uno di quei casi in cui il confine è molto sottile. A fronte di un’intesa con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che ha portato alla revoca del fermo da parte di alcune sigle che rappresentano gli interessi degli autotrasportatori, l’agitazione non si è interrotta del tutto e, ciò che è peggio, continua in modo discontinuo nelle regioni del Sud e, in particolare, in Puglia, Calabria e Campania, con presidi, blocchi dei rifornimenti e appelli sempre più allarmati dalle imprese. Qui emerge l’altro lato della storia: le persone che trovano gli scaffali dei supermercati vuoti, imprese che restano ferme, lavoratori a braccia conserte, difficoltà di fare rifornimenti di carburante anche per il trasporto aereo. Tutto ciò, come se non bastasse, rischia di innescare un altro pericoloso circolo vizioso, perché la legittima protesta contro il caro-energia rischia di appesantire ulteriormente il caro-vita. Il governo ieri ha sbloccato circa un miliardo di euro: 480 milioni per coprire tutte le domande di credito d’imposta presentate dalle imprese di autotrasporto fino al 30 agosto 2026 e nuove risorse (pari a oltre 150 milioni di euro) destinate a coprire i mesi di settembre e ottobre 2026, i cui crediti d’imposta diventeranno compensabili nel corso del 2027. Tali risorse finanziano i rimborsi legati al Bonus Gasolio Autotrasporto 2026. Quest’ultimo è un credito d’imposta fino al 70% concesso alle imprese del settore per compensare il rincaro del gasolio rispetto ai prezzi medi di febbraio 2026. Soldi insufficienti, soldi arrivati in ritardo? Può essere. Tuttavia, il perdurare dei blocchi ha delle conseguenze, piuttosto gravi, non solo in termini di conseguenze penali per i responsabili. Le Associazioni degli autotrasportatori dell’Albo hanno chiesto un intervento immediato al ministro degli Interni per la rimozione dei presidi, perché «da giorni stanno bloccando il Sud con impatti ormai non più sostenibili sia per il comparto stesso sia per il sistema degli approvvigionamenti all’intera collettività, penalizzando gravemente cittadini e imprese»; tant’è vero che il Consorzio della Bufala Dop ha dovuto annunciare il fermo della produzione; Unindustria Calabria ha manifestato «preoccupazione e allarme» per la prosecuzione dei presidi; Federdistribuzione ha denunciato che «la situazione sta generando rilevanti disagi per supermercati e punti vendita, che registrano carenze sempre più diffuse di prodotti sugli scaffali»; secondo un sondaggio condotto da Confesercenti «si registrano anche le prime tensioni sui prezzi». Insomma, la situazione rischia di peggiorare e creare altri problemi.