di Francesco Paolo Capone
Suscita molto interesse il dato che vede oltre 7 giovani italiani su 10, tra i 18 e i 34 anni, credere che la politica possa migliorare la vita delle persone, sebbene il 55% di essi consideri limitati o inesistenti gli spazi di partecipazione offerti alle nuove generazioni.
Si tratta di dati diffusi da Parole O_Stili, Università Cattolica del Sacro Cuore e Istituto Giuseppe Toniolo, con il supporto del Gruppo Editoriale La Scuola, in occasione di una giornata gratuita di formazione e confronto. Dati che risuonano con quelli provenienti dall’indagine UGL-Luiss Business School, pubblicati in occasione del nostro 1° Maggio 2025, dalla quale emergeva la preoccupazione tra il 60% dei ragazzi per la scelta dell’Università.
Il punto, dunque, è come stabilire un dialogo tra le diverse generazioni, come ascoltare i ragazzi, come comprenderne i linguaggi e costruire con essi relazioni educative, vorrei dire soprattutto significative, per aiutarli a prendere parte alla vita della comunità e a quella di un’organizzazione sindacale come l’UGL, che dedica grande attenzione al mondo giovanile. Non si dovrebbe fare fatica ad immaginare che, in quel 55% di giovani che ritengono scarsi o inesistenti gli spazi di partecipazione offerti dalla politica alle giovani generazioni, possa esservi una parte di quei 1,2 milioni, circa, di giovani (nella fascia 15–29 anni) che non studiano, non lavorano e non fanno formazione, i famosi Neet. Si fa fatica, invece, a conquistare la loro attenzione, a far capire quanta parte dell’attività politica e sindacale è dedicata loro. Mancano i famosi e cosiddetti punti di aggregazione? Sì, fatta eccezione per le parrocchie, le sedi di partito sono più distribuire in modo capillare sul territorio nazionale. Ma ci sono le sedi dei sindacati che, per una chiarissima logica, sono, anzi, siamo interessati, davvero, a rappresentare e a offrire punti di aggregazione ai giovani. L’UGL partecipa attivamente al Servizio Civile Universale e con l’UGL Giovani ha dato vita ad un coordinamento e dipartimento giovanile. Non aiuta, insieme ad ostacoli dovuti al linguaggio e ad una scarsa o cattiva informazione, il un forte clima di incertezza e di instabilità dovuto ad un quadro geopolitico costantemente conflittuale.
Se tra i valori prioritari dei 2.002 giovani residenti in Italia tra i 18 e i 34 anni coinvolti nella rilevazione, ci sono lavoro e uguaglianza e se il 68,6% ritiene possibile impegnarsi per cambiare la società, ciò significa che c’è molto terreno fertile da coltivare, perché i giovani sono tutt’altro che distanti o disinteressati.
Da parte nostra, come sindacato, chiediamo incessantemente più formazione e strumenti di orientamento mirati a loro, più politiche attive del lavoro e più impegno nella lotta al fenomeno del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, incentivi fiscali alle assunzioni stabili, più turn over generazionale. Insomma, chiediamo per noi e per loro un Patto per il Futuro.