di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

I dati diffusi dall’Istat sull’economia non osservata nel 2024 offrono indicazioni importanti sul percorso di contrasto all’illegalità economica e di rafforzamento del lavoro regolare: il valore dell’economia non osservata raggiunge 218,2 miliardi di euro, con un aumento dello 0,3% rispetto all’anno precedente, mentre la sua incidenza sul Pil scende dal 10,2% al 9,9%. Una dinamica che va letta alla luce della crescita del Pil nominale, pari al 3,2%, e che segnala un miglioramento sul piano relativo, pur confermando la necessità di proseguire con determinazione nell’azione di contrasto al sommerso. I risultati indicano che la direzione presa è quella giusta, ma che c’è bisogno di proseguire con strumenti sempre più efficaci. La riduzione del peso dell’economia non osservata rappresenta un elemento positivo, sul quale consolidare politiche capaci di promuovere la legalità, sostenere le imprese che rispettano le regole e contrastare ogni forma di concorrenza sleale. È fondamentale che gli interventi pubblici continuino a favorire l’emersione delle attività economiche, attraverso controlli mirati, semplificazione amministrativa e incentivi alla regolarizzazione. Particolarmente rilevante, dal punto di vista sindacale, è il dato relativo al lavoro irregolare: secondo l’Istat, nel 2024 le unità di lavoro a tempo pieno equivalenti in condizione di non regolarità sono 3 milioni e 277mila, in aumento del 4,6% rispetto al 2023. Si tratta di un segnale che impone di mantenere alta l’attenzione. Il lavoro nero e irregolare priva le persone di tutele contrattuali, contributive e previdenziali, le espone a maggiori rischi per la salute e la sicurezza e compromette prospettive di stabilità professionale e, allo stesso tempo, penalizza i lavoratori e le aziende che operano nel rispetto delle norme, alterando le condizioni di concorrenza. Contrastare questi fenomeni significa quindi difendere la dignità del lavoro e affermare un principio essenziale: la crescita economica deve fondarsi sulla qualità dell’occupazione, sulla regolarità dei rapporti di lavoro e sul rispetto dei diritti. In questa prospettiva, il rafforzamento delle ispezioni, il coordinamento tra gli enti competenti e la valorizzazione della contrattazione collettiva rappresentano leve importanti per prevenire gli abusi e favorire l’emersione. La lotta al sommerso ha poi una dimensione sociale e finanziaria che non può essere trascurata perché l’emersione contribuisce ad ampliare la base contributiva e fiscale del Paese, con quindi maggiori risorse disponibili per finanziare la previdenza, sostenere il Servizio sanitario nazionale, rafforzare il welfare e migliorare i servizi pubblici, anche nella prospettiva di un alleggerimento della stessa pressione fiscale. In sintesi, recuperare legalità significa garantire il benessere collettivo e la sostenibilità del nostro modello sociale.