Pessima conferma: inflazione in salita al 4,2%. Quella acquisita per il 2026 è pari a +3,1% (indice generale) e a +1,9% per la componente di fondo

Mentre il premier Giorgia Meloni a Bruxelles si sta battendo al Consiglio europeo, al momento spaccato, ai fini di una decisione «coordinata e rapida» da parte di Bruxelles sul caro energia e in Italia esplode la protesta dell’autotrasporto (Unatras, Assotir, Conftrasporto), ecco arrivare i dati definitivi di settembre 2026 dall’Istat, che attestano una pessima conferma. «A settembre 2026 l’inflazione sale al 4,2% (da +3,3% di agosto), ancora influenzata dalla crescita dei prezzi dei Beni energetici (da +17,1% a +22,6%). Nel settore alimentare, la dinamica tendenziale dei prezzi evidenzia un’accelerazione (da +1,0% a +1,7%) dovuta interamente alla componente non lavorata (da +3,8% a +5,5%), che si riflette anche sul “carrello della spesa” (da +0,9% a +1,5%). Un sostegno all’inflazione si deve poi alle tensioni sui prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a + 2,9%) e a quelli relativi ai trasporti (da +0,8% a + 1,6%). L’inflazione di fondo si porta a +1,6% (da +1,5%) e la variazione media annua, acquisita a settembre, a +3,1%», è il commento dell’Istat nel suo bollettino. Dunque, si accentua «la crescita tendenziale sia dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +0,9% a +1,5%) sia dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,3% a +5,2%)».  La variazione congiunturale dell’indice generale riflette l’aumento dei prezzi degli Energetici regolamentati (+5,8%) e non regolamentati (+4,6%), degli Alimentari non lavorati (+2,2%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,5%) e dei Beni durevoli (+0,4%). Diminuiscono su base mensile i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-2,5%) e quelli degli Alimentari lavorati (-0,6%).

Beffa: aumenti più marcati per le famiglie con bassi livelli di spesa
Nel terzo trimestre 2026 i prezzi al consumo, misurati dall’IPCA, evidenziano un aumento più marcato per le famiglie con bassi livelli di spesa (+4,4%), rispetto a quelle con i livelli più alti (+2,9%).