di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Sarà stato strumentale o un «consenso selettivo» l’applauso dei nove riformisti Dem al premier, Giorgia Meloni, quando nell’Aula di Palazzo Madama, per riferire in vista del Consiglio europeo, è stata molta dura con Putin e con Trump sull’Ucraina. Sarà stato un modo per stanare, nell’uno e nell’altro campo. Ma l’applauso dei nove la dice lunga sul periodo straordinario, l’ennesimo, che l’Italia, da protagonista, sta vivendo.
Oggi e domani, infatti, a Bruxelles Meloni partecipa al Consiglio Europeo con un mandato importante. Non a caso, l’Italia ha ospitato una colazione di lavoro sul prossimo bilancio pluriennale dell’Ue 2028-2034 con i 17 Paesi del gruppo “Amici della Coesione”. Altrettanto non a caso si è svolta, in parallelo, la riunione tra i “frugali” e, sempre, dedicata al bilancio Ue. Non solo, i tre primi ministri di Finlandia (Petteri Orpo), Danimarca (Mette Frederiksen) e Svezia (Ulf Kristersson) hanno firmato una lettera indirizzata ad António Costa, presidente del Consiglio europeo, per esprimere la loro ferma opposizione a qualsiasi tentativo di indebolire o allentare il sistema di scambio delle quote di emissione (EU ETS), convinti che il sistema abbia favorito l’innovazione e la modernizzazione dell’industria europea. Quella sulla riforma, sospensione, o addirittura abolizione degli ETS – il principale mercato del carbonio dell’UE, nato per ridurre i gas serra secondo il principio «chi inquina paga» – è una delle battaglie che si è intestata l’Italia, giudicando il sistema responsabile di aver gonfiato in modo artificioso i costi dell’energia elettrica e del gas, penalizzando la competitività delle imprese italiane ed europee.
Meloni ha detto molto chiaramente, ieri, in Aula che chiederà all’UE una risposta «coordinata e rapida» proprio sulla questione, il costo dell’energia, che oggi pesa di più sulla nostra economia e sulla competitività delle imprese, sottolineando che le regole non possono aggravare la crisi e che le regole devono essere cambiate, quando ogni costo in più che l’Europa impone a sé stessa è un vantaggio che regala ai suoi concorrenti.
È questa la missione dell’Italia a Bruxelles, ha promesso il premier, e noi dell’UGL, di fronte alle tante crisi industriali che ci troviamo a combattere ogni giorno insieme ai lavoratori, proprio a causa dei costi dell’energia e di una competitività sempre più difficile da sostenere, la sosteniamo con convinzione. Così come sosteniamo gli altri punti della piattaforma dei Paesi del gruppo “Amici della Coesione”: no a nuovi tagli al bilancio, il sostegno alla Pac e alla Coesione non solo nei finanziamenti ma anche nelle regole di applicazione, il no ai rebates.
L’Europa torni a mettere al centro la competitività industriale, la sicurezza energetica e la tutela degli interessi nazionali.