di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
L’intelligenza artificiale si sta diffondendo rapidamente, incidendo sull’organizzazione del lavoro ed aumentando la produttività delle imprese, e, dal punto di vista sindacale, la questione prioritaria è come distribuire il valore generato dall’innovazione, affinché abbia ricadute positive anche per i lavoratori, per rendere questa nuova tecnologia un’opportunità di crescita economico-sociale diffusa e per evitare che, al contrario, si accentuino i divari sociali. Due le direttrici fondamentali, formazione e partecipazione. La prima riguarda le competenze: l’IA sta cambiando strumenti e processi produttivi, ma anche mansioni e criteri di valutazione della forza lavoro. Eppure, in Italia mancano ogni anno circa 13 mila laureati Stem, se ne parla oggi sul Sole 24 Ore, e il 55,8% delle imprese segnala difficoltà nel reperire competenze tecniche. Servono, invece, conoscenze scientifiche e digitali, capacità di leggere i dati e utilizzare le nuove tecnologie, autonomia e collaborazione. Scuola, università, Its Academy, formazione professionale e aggiornamento continuo devono diventare parti di un percorso di apprendimento permanente. In questa direzione si muovono il potenziamento e la maggiore diffusione delle discipline Stem e la filiera tecnologico-professionale 4+2, per avvicinare istruzione e lavoro. Formazione e politiche attive saranno decisive, oltre che per i giovani, per tutte le persone in cerca di lavoro e per accompagnare chi è già occupato, per favorire l’evoluzione dei ruoli e valorizzare il capitale umano, tra l’altro in un frangente nel quale diminuisce la popolazione in età lavorativa. Accanto alle competenze, c’è poi la questione, altrettanto importante, della partecipazione. L’innovazione è una questione tanto tecnologica quanto organizzativa e deve coinvolgere le persone che contribuiscono ogni giorno ai risultati aziendali. Se l’intelligenza artificiale accresce efficienza e produttività, una parte dei benefici deve tradursi in migliori condizioni di lavoro, salari più elevati e opportunità di crescita. La contrattazione aziendale può svolgere un ruolo centrale, collegando le retribuzioni ai risultati e promuovendo strumenti di welfare adeguati. È inoltre necessario ampliare gli spazi di partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, alle scelte strategiche, nel settore privato come in quello pubblico. Confronto e responsabilità condivisa possono rendere le trasformazioni più sostenibili, prevenire conflitti e rafforzare il legame tra impresa e lavoro. La produttività acquista pieno valore quando genera benefici riconoscibili anche per chi la rende possibile, innescando un circolo virtuoso di sviluppo e di crescita. Formazione e partecipazione, in questo scenario, sono, quindi, leve complementari: la prima permette di affrontare il cambiamento, la seconda di condividerne i risultati.