di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
La richiesta di una maggiore flessibilità europea sulle regole di spesa, avanzata all’Eurogruppo dall’Italia, attraverso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, rappresenta un’iniziativa condivisibile per affrontare una fase economica particolarmente complessa. Di fronte alle conseguenze della crisi energetica e alle tensioni sui prezzi, l’Europa è chiamata a dimostrare capacità di adattamento, superando una visione esclusivamente contabile delle regole di bilancio e mettendo al centro la tutela del nostro sistema sociale e produttivo. L’aumento dei costi energetici rischia di alimentare nuove pressioni inflazionistiche, con effetti diretti sui bilanci delle famiglie e sui costi sostenuti dalle imprese. Per lavoratori e pensionati, già esposti alla perdita di potere d’acquisto, ogni ulteriore rincaro si traduce in una riduzione delle risorse disponibili e in una contrazione dei consumi. Per le aziende significa invece margini più ridotti, investimenti a rischio e minore capacità competitiva. In questo scenario, la posizione sostenuta dall’Italia – e dalla Grecia – merita sostegno: potenziare i margini di flessibilità, considerando l’impatto dell’inflazione, costituisce una strada ragionevole per rispondere a uno shock esterno senza compromettere gli obiettivi di sostenibilità dei conti pubblici. La Commissione europea si è dimostrata aperta al confronto, nonostante le resistenze dei “frugali”, per valutare margini di manovra nell’ambito delle regole vigenti, anche se ribadendo la necessità di prudenza fiscale e di interventi temporanei e mirati a favore delle fasce più vulnerabili. La stabilità finanziaria, infatti, pur essendo un obiettivo fondamentale, deve accompagnarsi alla stabilità sociale, perché un’economia che comprime redditi, consumi e investimenti finisce per indebolire anche le proprie prospettive di crescita e l’esperienza dimostra che le politiche economiche improntate all’austerità indiscriminata rischiano di aggravare, anziché risolvere, le difficoltà. È quindi necessario mobilitare le risorse verso investimenti capaci di generare valore, sostenere la domanda interna e rafforzare la competitività del sistema produttivo. Serve un’Europa capace di coniugare rigore e sviluppo, responsabilità finanziaria e benessere collettivo, con regole che siano uno strumento al servizio dell’economia reale e della coesione sociale, non un vincolo che impedisca risposte efficaci alle emergenze. La sfida è trovare un equilibrio che protegga i cittadini e preservi la credibilità dei bilanci pubblici, senza sacrificare le prospettive delle nuove generazioni. Oggi più che mai, l’Europa deve dimostrare che la disciplina fiscale può convivere con politiche orientate alla crescita, perché senza produzione, lavoro, investimenti e consumi, anche la stabilità economica rischia di restare soltanto un obiettivo sulla carta.