Autisti, sanitari, rider. Sono tanti gli esempi di lavoratori che necessitano di una società più sicura
di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Sicurezza delle città e sicurezza sul lavoro non sono argomenti così distanti come, a prima vista, potrebbe sembrare. Dai territori, dalle federazioni di categoria sono tanti i segnali d’allarme sul problema di assicurare ai lavoratori più esposti al contatto con il pubblico maggiori garanzie per evitare aggressioni sempre più frequenti. Le cronache degli ultimi giorni raccontano, ancora una volta, un Paese nel quale troppi lavoratori sono costretti a svolgere la propria attività esposti a violenze, minacce e aggressioni. Per citare i casi avvenuti più di recente, a Rimini, l’ennesima aggressione a un conducente del trasporto pubblico locale ha portato alla proclamazione di uno sciopero di 24 ore, con la richiesta di maggiori sistemi di protezione e dispositivi e di allarme a bordo. Un report sindacale al quale ha partecipato anche l’Ugl ha denunciato che dall’inizio del 2026 ben 50 autisti si sono dimessi da Autolinee Toscane, proprio a causa dell’insostenibile mix tra aggressioni continue, stress e costo della vita troppo alto rispetto ai salari. Il trasporto pubblico locale come anche il sistema ferroviario, e lo stesso dramma attraversa anche la sanità. Medici e infermieri sempre più spesso scelgono di lasciare gli ospedali, sospinti anche dal rischio quotidiano di aggressioni. Ugl Salute, sulla base di dati Anaao Assomed, ha ricordato che le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri nel 2025 sono state 3.767, in aumento del 150% rispetto al 2024, raggiungendo il 3,5% del totale dei medici della sanità pubblica, e fra le cause ci sono anche l’insicurezza e la violenza. E poi i rider. A Roma, lunedì scorso, un fattorino è stato picchiato e rapinato al termine di una consegna, un episodio brutale che si inserisce in un quadro denunciato da Ugl Rider, con almeno cento aggressioni l’anno e una situazione particolarmente critica in grandi città come Roma, Napoli e Palermo. Esempi che chiariscono come la sicurezza delle città sia strettamente connessa alla salute e sicurezza sul lavoro. Servono prevenzione, personale adeguato, strumenti di protezione, presidi nei luoghi più esposti e una risposta efficace da parte dello Stato. Sia da parte della politica – e sono state positive le iniziative del governo, dalla Legge 171/2024 al Decreto Mit 220/2025 – che della magistratura, per garantire non solo la tempestività della risposta da parte delle Forze dell’Ordine, ma anche la certezza della pena per gli aggressori. Per difendere la dignità del lavoro e, insieme, la qualità dei servizi, pubblici e privati, che tengono in piedi il Paese.

Politiche attive
Presentata ieri dal ministro Calderone la Scuola Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro, un polo di alta formazione per qualificare gli operatori dei servizi per l’impiego. L’istituzione punta a modernizzare la rete pubblica attraverso l’intelligenza artificiale per affrontare le nuove transizioni del mercato. Uno strumento ideale per qualificare i servizi e incrociare meglio domanda e offerta, in una visione che punta su una sempre maggiore integrazione dei cittadini nel mondo del lavoro, come confermano i numeri record su occupazione e contratti a tempo indeterminato.