In occasione degli 80 anni della Repubblica, mercoledì 7 ottobre, presso la Sala “Caduti di Nassirya” a Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, e su iniziativa del Senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo, Presidente Commissione Affari Costituzionali, si è svolta la conferenza stampa di presentazione del volume “La Repubblica del Lavoro”, scritto dall’avvocato Giuseppe Mosa e edito da Edizioni Sindacali, casa editrice dell’UGL.
Moderatrice della conferenza stampa, la giornalista Maria Antonietta Spadorcia, vicedirettore del TG2, trait d’union tra gli interventi del Sen. Maurizio Gasparri, Presidente Commissione Esteri e Difesa (FI), dell’On. Alessandro Amorese, componente della Commissione Cultura Camera dei Deputati (FDI), l’On. Jacopo Morrone, componente della Commissione Giustizia Camera (Lega), Francesco Gaspari, Professore di Diritto amministrativo dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi, e ovviamente lo stesso autore, Giuseppe Mosa, che è anche consulente Giuridico dell’Ugl. In conclusione al dibattito, le considerazioni del Segretario Generale Ugl, Francesco Paolo Capone.
Il saggio affronta il tema della centralità del lavoro nella Costituzione Italiana, è un’opera che assume la Costituzione italiana – in particolare, agli articoli (1, 3, 4, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 45, 46, 97, 998, 99) – come architettura vivente della democrazia e vede nel lavoro il tramite essenziale tra persona, Stato e società. Il lavoro, come principio fondativo dell’identità repubblicana, chiave di lettura della democrazia e misura della dignità umana.
Il Sen. Gasparri, nell’evidenziare stima e apprezzamento per l’opera culturale che l’Ugl porta avanti attraverso la sua casa editrice, ha osservato come il libro possa essere affiancato al percorso del sindacalismo rivoluzionario, che la Cisnal prima e l’Ugl poi, annoverano tra le proprie radici storiche, e alle trasformazioni che in Italia, in ambito sindacale, così come in ambito politico, si sono susseguite, portando alla nascita dell’Ugl, organizzazione sindacale che, così, «si è aperta al confronto rivendicando la propria cittadinanza nel mondo sindacale». Per Gasparri, l’autore propone la centralità del lavoro nella Costituzione e lo fa riferendosi e portando ad esempio non solo gli articoli della Costituzione, ma anche autori e “confronti” politicamente distanti, come quello, ad esempio, tra Dossetti e Togliatti, dichiarando il suo apprezzamento per la volontà e la capacità del libro e del suo autore di approfondire la legislazione del lavoro, i principi della Costituzione e i relativi articoli.
“La Repubblica del Lavoro”, ha suggerito Spadorcia, «non è soltanto un saggio, vuole essere anche una strada da percorrere ogni giorno, una strada che ci ricorda perché i nostri padri costituenti hanno voluto quella parola, “Lavoro”, nel primo articolo della Costituzione». De Priamo, fautore della conferenza stampa, nel sottolineare l’importanza e il prestigio della Sala “Nassirya”, nella quale la conferenza è stata accolta, ha spiegato di aver trovato subito «interesse e consenso» a patrocinare la presentazione del volume “La Repubblica del Lavoro” sia perché l’Ugl è un sindacato che «può vantare una storia molto importante» sia perché «si va a presentare un testo che è veramente interessante, che riesce a suscitare vero entusiasmo, che poi è il motore dell’attività sindacale, come di quella politica, su temi fondanti della nostra Costituzione e della nostra Repubblica, che necessitano di una costante opera di approfondimento e di attualizzazione, di aggiornamento affinché siano inseriti nei fenomeni del tempo». Del resto, «il libro richiama la lazione di Mortati che vedeva nel lavoro qualcosa di più di un aspetto essenzialmente economico o assistenziale». «Il lavoro in sé è dignità e devo dire che noi, in questi anni, attraverso l’attività del Governo, abbiamo reso onore al Lavoro», ricordando così la promessa mantenuta della cancellazione del reddito di cittadinanza, passando la legge sulla partecipazione, fino alla battaglia del “salario giusto”, contrapposta a quella del “salario minimo”. Impegni realizzati «che stanno cambiando l’Italia».
Sebbene il lavoro stia attraversando profondi cambiamenti, l’articolo 1 della Costituzione ci ricorda che esso è prima di tutto un valore. Per l’On. Amorese, è importante l’operazione di attualizzazione della Costituzione, perché, nel dibattito politico, «viene spesso tirata per la giacchetta» senza che sia stata realmente capita. Perché, si è chiesto Amorese, nel redigere l’articolo 1, i padri costituenti hanno scelto la parola “Lavoro” e non “Lavoratori”, come avrebbero voluto Togliatti e altri? Perché “Lavoratori” avrebbe avuto il sapore, in quel momento storico, di applaudire e certificare «che una certa mentalità collettivistica aveva preso il sopravvento». Invece, «sono tutti lavoratori. Anche chi fa impresa». «Abbiamo parlato spesso di una terza via, tra il collettivismo e il liberismo senza catene, ed è proprio quella che ha tracciato il nostro governo». Dunque, il libro, per Amorese, non è soltanto un saggio, ma una «sollecitazione quotidiana e deve essere uno dei nostri fari per non perdere di vista ciò che i nostri padri costituenti ci hanno indicato».
Quanto ai giovani, principali destinatari di questo principio, qual è il messaggio del libro? “La Repubblica del Lavoro” «è molto più di un libro, molto più di un saggio, è un manifesto politico», ha sostenuto il prof Gaspari, perché «come diceva Calamandrei, la Costituzione vive ogni giorno». «Oggi ci troviamo di fronte a grandi sfide, la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, soprattutto quella generativa, e il compito di un professore – come di chi, in generale, fa formazione – è quella di essere un “facilitatore” , cioè una guida affinché sia realizzato il dettato dell’art.4 (quindi non solo il diritto al lavoro ma anche il dovere di svolgere un’attività per il progresso della società, ndr) e garantito il funzionamento di quell’ascensore sociale», che consente a un individuo o a una famiglia di migliorare la propria condizione economica e sociale di partenza.
L’On. Morrone (Lega) ha preferito, invece, lanciare una provocazione e cioè: stiamo vivendo un momento storico in cui il lavoro è visto in maniera completamente diversa da come lo vivevano quelli che sono venuti prima di noi. Il lavoro «era la prima cosa». Persone, imprenditori «hanno messo il lavoro davanti a tutto», lasciando in secondo piano la vita privata. Oggi, non solo assistiamo al fenomeno dei Neet, ma anche a quello delle «”dimissioni silenziose”, che, come mi raccontano alcuni imprenditori, si verificano, dopo 4 o 5 mesi di lavoro, senza particolari motivazioni». «Ovviamente non dobbiamo generalizzare», ma c’è «la tendenza ad accontentarsi di poco» o per dedicarsi, semplicemente, alla propria vita o perché «manca quella volontà, quell’entusiasmo dei nostri genitori, dei nostri nonni, di chi ha creato aziende». «Penso che da parte della Scuola e dall’Università sia necessario riflettere e agire per arginare un fenomeno che vedo sempre più spesso anche nella mia operosa terra», l’Emilia-Romagna.
Da parte sua, l’autore, Giuseppe Mosa
, ha spiegato che il titolo deriva dall’idea di voler impostare il testo a partire proprio dall’articolo 1 della Costituzione. «Quella italiana è l’unica Costituzione al mondo ad aver reso il Lavoro principio fondativo, oltre a dedicargli, rispetto a tutte le altre Costituzioni, un numero enorme di articoli», sia che trattino direttamente la materia sia che la trattino indirettamente. «Possiamo addirittura dire che tutta la Costituzione italiana è pervasa dal concetto di Lavoro, in tutte le sue declinazioni». È, in sostanza, un libro che intende ricostruire il reticolo dei richiami che sono presenti nella Costituzione e relativi al principio fondativo del Lavoro.
“La Repubblica del Lavoro” «sì, è un manifesto del Lavoro – ha ammesso con orgoglio Capone – e mai come adesso, con il governo di centrodestra, ci siamo avvicinati alla Repubblica fondata sul lavoro. Questo è un dato politico che la propaganda, la distrazione ci fanno perdere di vista. Ovviamente non sono state risolte tutte le problematiche. I Neet, ad esempio, che sono un pezzo del problema delle dimissioni silenziose, continuano ad essere troppi. Ma non sono solo un problema statistico. Bisogna riflettere sul perché c’è un così vasto numero di persone che non si possono incasellare né tra i disoccupati né tra gli aspiranti al lavoro. È un problema politico, un problema sociale e sociologico, che deriva, probabilmente, anche dal Covid. Ma quello che ancora non si vede è la soluzione. Su questo si deve intervenire, altrimenti tre, quattro generazioni rischiano di rimanere in questo vero e proprio limbo». C’è anche «il tema di quelli che preferiscono espatriare per trovare la propria realizzazione», così come quello «delle pari opportunità e del gender gap». «C’è un dato legato alla ben nota capacità multitasking delle donne che rischia di manifestarsi come un ostacolo alla realizzazione delle pari opportunità delle donne» e «se di questo possiamo parlare è perché la nostra Costituzione nasce con un anelito diverso dalle altre costituzioni: quello di dare una dimensione nazionale alla tematica e al principio fondante del Lavoro», ha concluso il Segretario Generale dell’Ugl.