di Francesco Paolo Capone

La sfida demografica riguarda la tenuta del nostro modello sociale e lo confermano anche i nuovi dati emersi dal Longevity Day di Generali: da un lato la longevità italiana è certamente una conquista, dall’altro, però, è accompagnata da una drastica riduzione delle nascite e questa doppia dinamica comporta conseguenze da affrontare prima che si trasformino in criticità insormontabili per il sistema Paese. In Italia si vive ormai fino a circa 84 anni, ma in buona salute soltanto fino a 58, con un tasso di fecondità nel frattempo arrivato a 1,14 figli per donna. Un contesto che determina un progressivo squilibrio tra pensionati e popolazione in età lavorativa. Secondo le proiezioni, il rapporto tra gli over 64 e la popolazione in età lavorativa passerà dal 29,4% del 2005 al 63,7% nel 2050, mentre nello stesso periodo le coppie con figli scenderanno da 7,5 a 5,8 milioni, con una riduzione del 23%. Sono numeri che hanno una ricaduta diretta sulla sostenibilità del welfare e, infatti, la spesa pensionistica sul Pil è stimata in aumento dal 15,2% del 2025 al 17,1% nel 2041. Di fronte a questo scenario, serve una risposta integrata. Occorre rafforzare il sistema pubblico, accompagnandolo con una previdenza complementare più diffusa e con strumenti di protezione per salute e non autosufficienza. È significativo il confronto aperto dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava, con la proposta di istituire una dote previdenziale pubblica per i nuovi nati, con un versamento statale di almeno 1.000 euro l’anno fino all’ingresso nel mondo del lavoro, per costruire fin dall’inizio un capitale previdenziale individuale. È un’ipotesi che introduce una prospettiva di lungo periodo e richiama la responsabilità verso le generazioni future. Ma la questione demografica si affronta soprattutto intervenendo sulle condizioni che consentono ai giovani di lavorare e di formare una famiglia. Servono occupazione stabile, salari adeguati, servizi per l’infanzia, sostegni alla genitorialità e una migliore conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. Allo stesso tempo, l’allungamento della vita lavorativa rende necessario valorizzare l’esperienza degli over 55, favorendo aggiornamento e formazione continua. In questa prospettiva si inserisce anche il richiamo del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon alla necessità di rafforzare la previdenza complementare e estendere ai lavoratori del sistema misto la possibilità di accedere alla pensione a 64 anni, con ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. La questione demografica è una grande sfida sociale, ma anche e soprattutto una questione di lavoro. Più occupazione significa più contributi, più redditi e maggiore capacità di sostenere il welfare. Investire sui giovani, sulle famiglie e sulla qualità dell’occupazione significa costruire oggi le condizioni per un sistema previdenziale e sociale più solido domani. La longevità può diventare una risorsa solo con vero patto tra generazioni.