Sanchez si arrende: Spagna al voto (anticipato). Abascal (Vox), «Pedro Sanchez è il candidato marocchino in Spagna»

Immagini che hanno fatto il giro del mondo. La simbolica “protesta delle chiavi” con centinaia di migliaia di persone scese in piazza da Bilbao a Malaga, da Alicante a Palma de Maiorca, fino alle Canarie e a Madrid, per protestare per il diritto alla casa e chiedere uno sciopero generale, dopo il “no” del Parlamento ai due decreti del governo Sanchez mirati a placare gli animi e limitare la speculazione immobiliare, ha prodotto il suo effetto: il premier socialista (Psoe) spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato stamattina elezioni anticipate per il 29 novembre. Premier che è riuscito a resistere a tante crisi, dal suo insediamento, 2018, a oggi, fra scandali familiari e veti incrociati provenienti dagli stessi partner di governo. Neanche la crisi di Ceuta, con l’orda di clandestini che ha invaso la città autonoma spagnola situata sulla costa del Nordafrica, lo ha detronizzato. Ma stavolta ha dovuto ammettere: «Oggi c’è insoddisfazione, anche noi abbiamo commesso degli errori. Per fare di più, abbiamo bisogno della gente, ma dobbiamo avere in Parlamento una maggioranza più ampia». Dunque, non è un abbandono della nave, ma uno scommettere tutto sulla vittoria per rinascere e, magari, aggiungere un altro capitolo a quel suo “manuale della resistenza”, che lo ha portato a guidare esecutivi di minoranza e coalizioni frammentate, sempre in bilico. È un ennesimo, ma stavolta grande azzardo perché, secondo i sondaggi, Vox è l’unico tra i principali partiti a registrare una crescita, passato dal 17,8% al 18,4%, con un aumento di 0,6 punti. Nel complesso, Pp, Vox e Salf raccolgono il 52% delle intenzioni di voto, mentre Psoe, Sumar e Podemos si fermano al 35,7%, con una differenza di 16,3 punti. Ce la farà a vincere agitando il solito fantasma del «consegnare il Paese all’ultradestra»?

Il caso: tutta la Spagna in piazza

Non solo quattro cortei a Madrid, tanti sono stati convocati dai sindacati degli inquilini in più di 50 città spagnole, che si sono svolti contemporaneamente da nord a sud del Paese, da Santander in Cantabria, a Santiago di Compostela, in Galizia, a Palma de Maiorca, alle Baleari. Mobilitazioni in massa anche a Barcellona, a Toledo, a Vigo, ad Alicante e a Malaga