Quadro eurocomunitario
Secondo le più recenti evidenze europee, una quota assai consistente della popolazione lavorativa riferisce condizioni di stress e disagio psichico riconducibili, o aggravate, dall’attività professionale. Il fenomeno deve pertanto essere considerato non come una patologia marginale, bensì come un rischio sistemico connesso alla qualità dell’organizzazione del lavoro. La Commissione europea, nell’ambito della seconda fase della consultazione delle parti sociali sul futuro Quality Jobs Act, ha individuato tra le aree prioritarie di intervento proprio l’aggiornamento delle norme in materia di salute e sicurezza e il rafforzamento della tutela rispetto ai rischi psicosociali, comprendendo anche fenomeni quali le molestie sessuali e le nuove forme di rischio connesse al telelavoro, alla digitalizzazione e alla gestione algoritmica del lavoro. Si tratta di un passaggio di particolare rilievo perché evidenzia come la tutela della salute mentale nei luoghi di lavoro stia progressivamente entrando nel perimetro delle politiche europee di qualità del lavoro, non più come materia meramente sanitaria, ma quale componente strutturale della sostenibilità sociale ed economica dell’occupazione. La transizione digitale, l’introduzione dell’intelligenza artificiale, l’intensificazione dei sistemi di monitoraggio, la reperibilità permanente e la progressiva erosione dei confini temporali tra vita professionale e vita privata introducono, infatti, rischi nuovi o amplificano rischi preesistenti.