In Francia c’è aria di grande crisi. Il bilancio pesantissimo all’indomani delle proteste indette dalle sigle studentesche
Neanche una settimana dopo le oceaniche folle in preghiera che si sono riversate a Parigi per Papa Leone XIV, ecco scatenarsi una vera e propria guerriglia urbana. Il bilancio del giorno dopo parla da sé: caos, violenze, oltre duemila fermi in tutta la Francia, scuole date alle fiamme, scontri con la polizia, almeno 100 scuole chiuse e 150 i fermi operati dalla polizia durante disordini registrati in varie città. La situazione, oggi, è più calma, ma la mobilitazione continua. Quello che gli studenti francesi chiedono, è sacrosanto – migliori condizioni di insegnamento, più risorse per le scuole, carenze di personale, edifici degradati e aule sovraffollate – ma non lo sono i modi in cui lo fanno e, in realtà, la loro rivolta sembra chiaramente andare ben oltre l’ambito scolastico. Infatti, le proteste studentesche sono state formalmente indette e organizzate da sigle giovanili come l’Union syndicale lycéenne (Usl) (scuole superiori) e l’Union étudiante (universitari). Ma a loro supporto si sono mossi la CGT (Confédération générale du travail), formalmente schierata a fianco dei giovani, offrendo supporto logistico e legale per le manifestazioni, fino ad arrivare ai partiti della sinistra radicale, in particolare La France Insoumise (LFI), che il primo ministro francese, Sébastien Lecornu, ha accusato di aver strumentalizzato politicamente la rabbia degli studenti e di aver orchestrato o incoraggiato la deriva violenta dei blocchi. Accuse non di poco conto, visto che a Marsiglia due presidi sono stati aggrediti, i trasporti pubblici sono stati interrotti e i dirigenti del liceo Victor-Hugo sono stati cosparsi di benzina durante un tentativo di incendio doloso. A Parigi, stamattina, un’auto della polizia è stata bersaglio di lancio di sassi e oggetti nel XII arrondissement; un tram è stato preso di mira con il parabrezza andato in frantumi mentre stava circolando; a place de la Nation, la zona più calda di Parigi, alcuni giovani hanno incendiato cassonetti dei rifiuti; a Lione, vicino al liceo Edouard-Herriot, la polizia ha lanciato gas lacrimogeni contro gruppi di manifestanti. L’Unione degli Studenti ha annunciato che anche 25 campus universitari sono stati bloccati per protesta. Neanche i Vigili del Fuoco sono stati risparmiati. Aggredito anche un giornalista di M6, al quale è stata rotta la telecamera. Dirigenti scolastici sono stati aggrediti in Normandia, a Clermont-Ferrand e ad Auchel, nel Pas-de-Calais. A Perpignan una ragazza è rimasta ferita da un oggetto lanciato dalla folla, secondo la polizia. E il bilancio potrebbe ancora continuare. C’è anche il non secondario aspetto economico da considerare: lo spread della Francia sui titoli di Stato tedeschi vola ai massimi dal 2012, provocando un aumento dei costi di finanziamento a lungo termine a livelli che non si vedevano da quasi 25 anni; il deterioramento delle finanze pubbliche, l’aumento dell’inflazione, la crescita dei costi energetici e il netto rallentamento dell’economia. Secondo alcuni osservatori, si tratta di una “prova generale” – il 6 ottobre è previsto un “secondo atto” della giornata di ieri – per quando, dopo le elezioni, con la vittoria sempre più probabile della destra guidata dal Rassemblement National, che vola nei sondaggi, la tensione con la sinistra radicale, ad oggi l’unico contendente del RN, potrebbe salire alle stelle.