di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Il mondo del lavoro sta attraversando una trasformazione profonda, nella quale innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e nuove competenze stanno modificando professionalità e percorsi di carriera. I dati riportati oggi dal Sole 24 Ore e tratti da una ricerca Randstad offrono una chiave di lettura importante sul ruolo dei lavoratori più anziani, considerati una risorsa essenziale tra la forza lavoro attuale. Tra il 2019 e il 2025, come certificato dal presidente dell’Inps, Fava, gli occupati over 55 sono aumentati del 65%, segnando la crescita più consistente tra le fasce d’età, un dato che fotografa l’evoluzione demografica ed occupazionale italiana, ma la novità interessante è la valutazione dei lavoratori senior. Gli over 55, infatti, attualmente sono considerati, sia dal management aziendale che dai lavoratori stessi, un pilastro nelle attività lavorative, per prontezza mentale, capacità di affrontare stress, ostacoli e trasformazioni e abilità nell’affrontare i cambiamenti, tanto che ad oggi la cosiddetta “seniority” viene considerata un elemento vantaggioso e non, come ci si sarebbe potuti aspettare, una caratteristica negativa in termini di produttività. Un quadro che restituisce un’immagine positiva della resilienza dei senior. Esperienza, conoscenza dei processi e capacità di affrontare gli imprevisti costituiscono un capitale professionale prezioso, soprattutto quando la tecnologia accelera il cambiamento. In particolare, con riferimento all’IA, la trasformazione tecnologica non sembra essere una linea di demarcazione tra generazioni, ma, al contrario, in molti casi è conosciuta e utilizzata anche dai lavoratori più anziani, che dimostrano una buona capacità di adattamento. Restano comunque delle criticità: secondo la ricerca citata dal Sole 24 Ore, l’84% dei lavoratori ritiene di essere pronto ai cambiamenti introdotti dall’IA, mentre soltanto il 47% considera preparata la propria azienda. Questo divario dimostra che la trasformazione non può essere affidata alle sole capacità individuali delle persone: servono investimenti e organizzazione per accompagnare l’innovazione. Altro elemento di riflessione riguarda necessariamente il ruolo dei giovani: se è positiva la capacità di adattamento dei senior, d’altra parte è necessario favorire l’accesso anche delle nuove generazioni alle occupazioni più strutturate, stabili e meglio retribuite, trovando spazi di inclusione e crescita, evitando, quindi, che le posizioni migliori restino precluse ai giovani e che il loro l’ingresso nel mondo professionale avvenga prevalentemente attraverso percorsi precari. Oltre al necessario sviluppo economico, conditio sine qua non per una maggiore e migliore occupazione, la risposta, per tutte le fasce d’età, resta la formazione lungo tutto l’arco della vita, rafforzando il dialogo tra scuola, università e imprese.