di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

L’Eni ha innescato o, sarebbe meglio dire, messo in atto una legge economica, cioè di mercato, stabilendo un tetto al prezzo dei carburanti. Si chiama “leadership di prezzo” e si sta realizzando all’interno di un vero e proprio mercato. Dopo l’IP, oggi, anche la Q8 ha annunciato di voler accogliere l’invito del governo italiano ad applicare un “price cap” (un tetto al prezzo) sulla benzina e sul gasolio.
Il tetto o price cap ha una durata di 30 giorni a partire dal 1° ottobre ma potrebbe durare anche di più e, adesso, si spera nell’adesione di altre Compagnie petrolifere. Eni potrebbe mantenere il price cap anche fino a fine anno e manterrà inalterato il tetto anche se il prezzo del petrolio dovesse salire. L’iniziativa ha avuto un tale successo che, in diversi distributori dello stivale, sono state registrate lunghe code, al punto che alcuni distributori sono rimasti senza carburante. Ip applicherà, da oggi, un tetto ai prezzi dei carburanti, identico a quello di Eni. Ma il meccanismo è diverso perché il tetto si attiverà, inizialmente, in 300 pompe; saranno, poi, coinvolti molti più punti vendita progressivamente e in base a una valutazione sulle aree di mercato, con l’obiettivo di salvaguardare la filiera. Anche Q8, come Eni e Ip, è impegnata a garantire la sostenibilità economica «dell’intera filiera» e, allo stesso tempo, a garantire concretamente un comportamento responsabile e orientato alla tutela dei consumatori e al mantenimento della propria competitività. Mettendo insieme Eni, Ip e Q8 la quota di stazioni di servizio a prezzi calmierati avrebbe raggiunto circa 10.000 impianti e coperto il 50% della rete distributiva nazionale. Certo, serve anche altro: come, ad esempio, altre misure selettive e l’innalzamento della capacità di raffinazione in Italia, visto che negli ultimi anni è calata ben del 17%.
Dunque, si può stare nel mercato, essere competitivi e avere un comportamento socialmente responsabile nonché del tutto autonomo. Un meccanismo volontario deciso da un’azienda è cosa molto diversa, in termini di “clima” e di rapporti tra imprese e istituzioni, da una tassazione degli extraprofitti, la quale è un prelievo fiscale imposto dallo Stato sui guadagni straordinari accumulati dalle imprese in situazioni di mercato particolare, come quella che appunto stiamo vivendo. Una situazione, non unica, ma comunque straordinaria, che, come tale, va trattata, per il bene di pensionati, lavoratori, famiglie e delle stesse imprese.
Può non piacere o, addirittura, dispiacere, come sta accadendo nel campo largo e a chi usa le difficoltà economiche del proprio Paese per fare propaganda e campagna elettorale.