di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
I tanti messaggi della visita del Pontefice in Francia, 18 anni dopo quella di Papa Ratzinger ai tempi di Sarkozy
Il viaggio, non ancora terminato di Papa Leone XIV in Francia, è già entrato nella storia. Una visita «scioccante» e «sorprendente» è stata definita dai media francesi per «l’inaspettata» risposta e per il fervore popolare che si è manifestato in una presenza oceanica di fedeli.
La Francia è storicamente il Paese europeo più rigorosamente laico, nel senso che non si occupa o, da oggi in poi possiamo dire, non si occupava né si interessava, per usare un eufemismo, alle questioni religiose, lasciate “libere” di essere solo in un ambito rigorosamente privato. Tant’è che uno degli inviti del pontefice ai francesi è stato: «Non nascondete la vostra fede». Fu la Francia nel 2004, insieme a Svezia e Finlandia, ad opporsi tenacemente, nel dibattito sul preambolo del fallito Trattato per l’adozione di una Costituzione per l’Europa, all’inserimento esplicito delle radici cristiane nei documenti fondanti dell’UE.
La visita di Papa Leone XIV in Francia è stata fortemente voluta dal presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, leader in fortissima discesa sul fronte interno, tra governi traballanti, immigrazione incontrollata e islamizzazione e la costante ascesa del Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen, che continua a registrare importanti traguardi istituzionali e a restare in testa alle preferenze di voto, nonostante i tentativi di relegarlo ai margini della storia e della politica. Alle prossime elezioni, aprile 2027, Macron non si potrà ripresentare, essendo al suo secondo mandato, e non riuscirà neanche a passare il suo testimone ad un leader e ad un partito, come il suo “En Marche”, che possa trovarsi in continuità con il “suo” centrismo.
Naturalmente, Papa Leone XIV non si è lasciato strumentalizzare e ha indicato senza mezzi termini, senza strizzare l’occhio o all’uno o all’altro, i temi più sensibili per la Chiesa: pace, eutanasia, relazioni tra gli Stati «sempre più disumane», dialogo, democrazia, multiculturalismo, nazionalismo, disinformazione, sicurezza, unità.
Non siamo d’accordo su tutto, ma l’indicazione più chiara del Pontefice – e che richiama alle proprie responsabilità un’Europa, anzi quella UE che prima ha cercato di nascondere tra le proprie radici culturali il millenario pensiero cristiano e poi, ora che è in crisi, ne invoca il sostegno e la protezione – è stata: «Non si può parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo».
È vero, siamo d’accordo, non si può e non si può fare con nessun’altra idea che dimostri di essere viva nel cuore e nella testa di tanti popoli.