La Nigeria il Paese più colpito, mentre in Italia si stimano 780 decessi
Nei prossimi sei mesi potrebbero esserci 451 mila morti in più associate al caldo. Lo denuncia una stima contenuta in un rapporto curato dal Climate Impact Lab dell’Università di Chicago, ricordando che, secondo le previsioni, tra settembre e febbraio del prossimo anno la temperatura media globale crescerà di 1,2 C°, trainata dal El Niño, un fenomeno climatico periodico naturale caratterizzato da un anomalo riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centro-orientale. Questo evento altera i modelli meteorologici su scala globale, innescando un aumento generale delle temperature mondiali e causando eventi estremi come severe ondate di calore, siccità prolungate e piogge intense a seconda delle regioni. L’impatto varia da Paese a Paese e a pagare il prezzo più caro potrebbe essere la Nigeria, dove si prevedono circa 31 mila decessi. A seguire l’Indonesia (20.500 morti), il Sudan (17.500), l’India (15.800) e il Brasile (13.300). E l’Italia? Noi ci troviamo al 49esimo posto della graduatoria che classifica i Paesi per il numero di decessi: nel nostro Paese, i morti associati al caldo potrebbero essere 780. «Le temperature eccezionalmente elevate che gran parte del globo registrerà durante questo evento di El Niño rappresentano una cartolina dal futuro», si legge nel rapporto: «Sebbene oggi appaiono anomale, tra qualche decennio diventeranno la norma». «Le proiezioni di mortalità a breve termine offrono un’anteprima della direzione verso cui ci stiamo avviando se non si concretizzeranno nuovi investimenti nell’adattamento. La differenza rispetto al cambiamento climatico è che c’è più tempo a disposizione per attuare misure di adattamento destinate a salvare vite umane».