di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

La sicurezza sul lavoro resta una priorità assoluta, che richiede rigore e costanza, sia sul fronte dei controlli che su quello della prevenzione. I dati contenuti nella Relazione annuale dell’Inail sul 2025 offrono un quadro articolato, nel quale alcuni segnali positivi convivono con criticità che non possono essere sottovalutate. Le denunce di infortunio hanno raggiunto circa 600 mila casi, con un incremento dell’1,2% rispetto al 2024. Sul luogo di lavoro, gli infortuni sono stati 415mila, mentre quelli in itinere hanno superato quota 104mila, tornando oltre i livelli registrati nel 2019. A destare particolare preoccupazione è anche l’andamento delle malattie professionali. Nel 2025 le denunce hanno superato i 98mila casi, l’11,3% in più rispetto all’anno precedente e il valore più elevato degli ultimi 26 anni, un fenomeno che conferma quanto la tutela della salute debba comprendere non soltanto la prevenzione degli incidenti, ma anche l’attenzione ai rischi connessi all’organizzazione del lavoro e alle condizioni ambientali. Al tempo stesso, però, e questo è un dato rassicurante, le denunce di infortunio mortale sono diminuite del 3,3%, passando da 1.239 a 1.198. Un passo avanti, ma non un traguardo, perché dietro ogni numero ci sono famiglie e comunità segnate da perdite irreparabili: la morte del giovane operaio di 22 anni impegnato nei lavori per il nuovo impianto di illuminazione del Colosseo richiama ancora una volta la necessità di non abbassare la guardia. Esprimiamo il cordoglio dell’Ugl ai familiari e confidiamo nel lavoro della magistratura e degli organi preposti affinché siano pienamente accertate la dinamica dell’incidente e le eventuali responsabilità. Per invertire la rotta, la prevenzione deve rappresentare il primo strumento di tutela. Servono, poi, controlli più efficaci e mirati e un maggiore incrocio delle banche dati, soprattutto nei settori e nei territori caratterizzati da maggiori livelli di rischio. È altrettanto importante rafforzare la collaborazione tra istituzioni e parti sociali per un forte rilancio della formazione, che deve essere continua, di qualità e rivolta a tutti i lavoratori. Occorre inoltre intervenire sulla cultura della sicurezza, affinché procedure, dispositivi e comportamenti corretti diventino parte integrante dell’organizzazione quotidiana del lavoro. La prevenzione deve accompagnare l’intero percorso professionale, con particolare attenzione ai giovani, ai lavoratori più esposti e alle trasformazioni determinate dall’innovazione tecnologica, con la prevenzione come priorità condivisa e pilastro fondamentale della vita aziendale. La riduzione delle vittime rappresenta un segnale positivo da consolidare, ma nessun calo percentuale può essere considerato soddisfacente: dobbiamo continuare a batterci fino al raggiungimento dell’obiettivo di zero morti sul lavoro.