«Una misura di buonsenso, giusto portarla avanti». Opposizione all’attacco dopo le parole del premier a Cinque Minuti
Il tema sul tetto al numero di studenti stranieri nelle classi (limite del 30%) continua a essere piuttosto centrale nel dibattito politico, soprattutto dopo che il premier Giorgia Meloni ne ha parlato, ospite di Bruno Vespa, a Cinque Minuti. Meloni ha respinto la chiave di lettura «prevalente» secondo cui l’altro giorno il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si sarebbe espresso in un senso contrario all’annuncio del provvedimento («La scuola deve superare i ghetti, non creare i ghetti»). «Quando Sergio Mattarella era ministro dell’Istruzione – ha ricordato Meloni durante l’intervista – redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe». Una frase, quest’ultima, che l’opposizione, in particolare con la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha definito «una provocazione diretta alla più alta carica dello Stato». Ma Meloni aveva già osservato che quella evocata era «una misura di buonsenso», che «mi pare sia giusto portarla avanti». Come già ieri aveva illustrato al Corriere della Sera il ministro Giuseppe Valditara, anche il premier ha sottolineato l’importanza della conoscenza dell’italiano. «Il ghetto – ha perciò aggiunto – è chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua. Questo è il ghetto. Mentre creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire un ghetto».