di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Dal palco di Fenix, la festa di Gioventù Nazionale, la premier Meloni, durante il suo discorso in chiusura dell’evento, ha annunciato nuove e significative misure sulla scuola, che saranno contenute in un apposito decreto da discutere in uno dei prossimi Consigli dei ministri. Il pacchetto annunciato dovrebbe intervenire su due versanti: da un lato l’integrazione degli studenti stranieri, dall’altro il ruolo e la denominazione degli istituti tecnici e professionali. Sul primo punto, per favorire un migliore inserimento dei ragazzi immigrati e, al contempo, salvaguardare la nostra cultura, si intende introdurre per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe, con una soglia del 30%, al fine di evitare la formazione di “classi-ghetto”, che possono complicare il percorso didattico e ostacolare una piena integrazione. Nella stessa direzione va l’ipotesi di rendere obbligatoria partecipazione ad appositi corsi di italiano per i genitori degli studenti stranieri che presentino gravi difficoltà di inserimento scolastico. La conoscenza della lingua è, infatti, essenziale per partecipare alla vita della comunità, seguire il percorso educativo dei figli e dialogare con la scuola. Prevista anche l’introduzione di un divieto per legge, negli istituti scolastici, di burqa e niqab, cioè dei veli integrali che impediscono di vedere il volto, mentre resterebbe permesso l’uso dell’hijab, che lascia scoperto il viso. Una norma, fra l’altro, prevista nella gran parte dei Paesi europei, che si inserisce nel più ampio tema della sicurezza e della riconoscibilità negli ambienti scolastici, oltre che in quello della tutela delle pari opportunità. Del tutto condivisibili, dunque, queste scelte, in una visione nella quale l’integrazione sia reale e concreta e nella quale diritti e doveri procedano insieme. La scuola deve essere il luogo in cui si costruisce una comunità capace di includere, senza rinunciare ai principi fondamentali dell’ordinamento e ai valori su cui si fonda la nostra società. Dal punto di vista del lavoro e della formazione, particolare rilievo assume poi la seconda parte del pacchetto scuola allo studio del Governo: la scelta di estendere la denominazione di “liceo” agli istituti tecnici e professionali. Al di là del nome, il messaggio consiste nel riconoscere pari dignità ai diversi percorsi di istruzione. Una prospettiva importante perché il sistema produttivo ha bisogno di competenze tecniche e professionali e molte imprese faticano a reperire lavoratori qualificati, ma anche da un punto di vista culturale e sociale, superando un approccio all’istruzione ormai obsoleto, basato sulla distinzione tra percorsi formativi di serie A e di serie B, e riconoscendo pienamente il ruolo della formazione tecnica e professionale. Per una scuola capace di integrare e formare, valorizzando ogni percorso di istruzione.