di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

L’intervento del Governo sul bollo auto, contenuto nel Decreto Carburanti approvato dal CdM di ieri, che esenta dal prelievo fiscale i veicoli di minore potenza, non può che ottenere il favore dell’Ugl, perché elimina una voce di spesa che incide direttamente sui bilanci di milioni di famiglie, andando nella direzione di una fiscalità più vicina alle esigenze reali dei cittadini e dei lavoratori. Un’imposta, tra l’altro, da sempre percepita come iniqua, essendo legata al possesso e non alla circolazione dei veicoli stessi. L’automobile, soprattutto nei territori dove il trasporto pubblico non consente spostamenti agevoli, continua a rappresentare uno strumento necessario per poter svolgere le attività quotidiane, per molti anche uno strumento di lavoro, non certo un lusso. Abolire il prelievo fiscale sui veicoli di piccola e media potenza significa, quindi, dare un segnale concreto a milioni di italiani, in una fase in cui il costo della vita continua a crescere ed a pesare sui bilanci domestici. L’esenzione, che scatterà nel 2027, riguarderà motocicli e autovetture fino a 80 kW, interessando oltre 13,2 milioni di auto e circa 1,1 milioni di moto, 14 milioni e mezzo di veicoli in tutto, una parte consistente, circa il 70%, dei mezzi circolanti nel Paese. La misura non sarà collegata all’Isee, ma alla potenza dei veicoli, con il limite di un solo mezzo per cittadino. Particolare importanza ha anche la modalità di copertura dell’intervento: l’Esecutivo ha assicurato che sarà evitato un aggravio fiscale e che sarà garantito alle Regioni il ristoro delle minori entrate, così da preservare gli equilibri dei bilanci territoriali. Il Governo ha poi ribadito l’intenzione di rendere strutturale l’esenzione, rinnovandola anche oltre il prossimo anno, e, compatibilmente con le risorse disponibili, di valutare anche un’estensione della soglia di potenza, oggi indicata in 80 kW. Una buona notizia per tutti, al di là delle rispettive posizioni politiche. Eppure, parte dell’opposizione è riuscita a generare una polemica piuttosto paradossale: non riuscendo a criticare la misura in sé, si stanno cercando appigli nelle possibili “motivazioni” alla base della misura stessa. Definendola una scelta elettoralistica, ma le elezioni sono lontane, oppure un’idea che già altri avevano avuto, ma, per inciso, mai realizzato, o solo un bonus una tantum, anche se già è stato dichiarato che l’esenzione diventerà strutturale. Il provvedimento, invece, andrebbe valutato concentrandosi sugli effetti concreti, sulla sua sostenibilità finanziaria e sulla capacità di raggiungere le fasce più deboli della popolazione. Ricordando che compiere scelte utili per la cittadinanza non è una strategia, ma un dovere della politica. Ben vengano, quindi, le misure che riescono a migliorare la situazione economica delle famiglie e dei lavoratori italiani.