Il valore della matematica e l’illusione del gioco d’azzardo. E la ricchezza può essere moltiplicatore di povertà
I numeri non sono tutti uguali e non sono neanche “neutri”. Lo dimostrano due importanti report. Uno realizzato da Deloitte Economics su incarico del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Unione Matematica Italiana e, l’altro, da Fondazione Isscon, Federconsumatori e CGIL. Il primo si concentra sull’impatto economico complessivo che la ricerca matematica genera in Italia. Cifre da capogiro: l’impatto economico complessivo è pari a circa 680 miliardi di euro e sostiene 8,4 milioni di posti di lavoro, pari al 35% dell’occupazione nazionale; il contributo economico diretto ammonta a 308,5 miliardi, ai quali si aggiungono 221 miliardi di impatto indiretto e 150 miliardi di impatto indotto; sul fronte occupazionale, sono 2,7 milioni i posti sostenuti direttamente e 3,2 milioni quelli legati all’impatto indiretto; 2,5 milioni quelli indotti; il contributo al gettito fiscale è stimato in 296 miliardi di euro. E pensare che l’Italia destina alla ricerca e sviluppo soltanto l’1,3% del Pil, contro il 2,26% della media europea. Il secondo, invece, si concentra sull’entità del fenomeno gioco d’azzardo nel nostro Paese. A fronte di un generale, così almeno viene raccontato da alcuni, ancora scarso potere di acquisto dei salari italiani e di un incremento considerevole del costo della vita, il rapporto rileva che l’azzardo in Italia è cresciuto del 72% in dieci anni e la traiettoria attuale ci porta a superare, tra il 2028 e il 2029, la soglia dei 200 miliardi di euro giocati nei Comuni italiani tra 2.000 e 10.000 abitanti, in tutto 3.146 Comuni, circa il 40%, nei quali vive quasi un quarto della popolazione. Nel 2025, in questi territori, sono stati giocati 34,7 miliardi di euro tra gioco fisico e online, con 4,6 miliardi di euro di perdite; in 113 piccoli Comuni il gioco online pro capite supera almeno il doppio della media nazionale; in una sola provincia, quella in cui si gioca maggiormente d’azzardo, Baia e Latina, in provincia di Caserta, nel 2025 sono stati registrati quasi 150 milioni di euro di gioco online, pari a oltre 102.000 euro per ogni residente tra i 18 e i 74 anni; la Campania presenta 23 Comuni nella fascia più critica, con una media di oltre 3.300 euro pro capite di gioco online, seguono Basilicata e Calabria (oltre i 3.100 euro) e Sicilia, Puglia e Molise (oltre i 3.000 euro); ma non è solo il Sud a darsi al gioco d’azzardo, ormai entrato anche nei piccoli Comuni e in territori del Nord e del Centro; la raccolta complessiva dell’azzardo online nel 2025 ha raggiunto 165,34 miliardi di euro, con il gioco a distanza arrivato a oltre 100 miliardi, in crescita del 9,5% in un solo anno; paradossalmente diminuiscono le entrate dello Stato in favore delle grandi multinazionali che governano il settore e che vedono crescere i loro utili, mentre gli italiani perdono intorno ai 20-22 miliardi di euro l’anno, metà dei quali finisce nelle casse dello Stato sotto forma di gettito erariale e tasse. Solo che le conseguenze sociali e sanitarie dell’azzardo sono tutte a carico dello Stato e, per giunta, aumentano; come aumentano le persone e le famiglie sempre più esposte. Sprattutto i più giovani. Al di là delle evidenti contraddizioni, si può dire che tanta è la ricchezza che circola nel nostro Paese: ma l’una, la ricerca matematica, dimostra di essere, oltre ad un fattore di ricchezza in sé, un effetto moltiplicatore della ricchezza stessa; l’altro, il gioco d’azzardo, per ogni miliardo raccolto, invece, produce e moltiplica soltanto crolli finanziari, solitudine e patologie.