Il Pd lancia l’allarme, ma è stata la premier a spiegare le regole del gioco

Alla fine, è stata la stessa Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, ad intervenire formalmente per porre fine ad una polemica che, negli ultimi giorni, era montata piano piano. Andando per ordine, sul finire della scorsa settimana, è circolata la voce di un possibile intervento del governo sulla tassazione del Trattamento di fine rapporto, con l’obiettivo, come suol dirsi, di “fare cassa”. Soprattutto da parte dell’opposizione, si era paventata l’ipotesi che ciò potesse accadere con la prossima legge di bilancio, cosa che aveva già allarmato i sindacati. Successivamente, dal Partito democratico si è aggiustato il tiro: il cambiamento sarebbe avvenuto, non con la legge di bilancio, ma all’interno della più complessiva riforma fiscale. Secondo l’opposizione, l’Agenzia delle entrate, a partire dal 2027, avrebbe applicato la tassazione senza tener conto della clausola di maggior vantaggio presente nella normativa vigente. Una tesi che è stata smentita, come si diceva, dalla stessa premier che ha confermato che, anche nei prossimi anni, troverà applicazione la norma del 2006, che, appunto, ha introdotto la clausola di salvaguardia. Tradotto, significa che l’Agenzia delle entrate opererà un doppio calcolo sul Tfr, sulla base delle aliquote 2006 e di quelle vigenti al momento del calcolo, per poi applicare la tassazione più vantaggiosa per il lavoratore e la lavoratrice.