di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Per la tenuta economica e sociale dell’Italia e dell’Ue, è necessaria una strategia energetica stabile, capace di tutelare famiglie, lavoro e imprese, perché l’aumento dei prezzi e il caro energia rappresentano oggi una delle questioni più urgenti. Il costo dei carburanti, indispensabile per garantire la mobilità delle persone e la circolazione delle merci, ha raggiunto livelli elevati, con effetti diretti sul potere d’acquisto delle famiglie e sui costi delle imprese. L’energia, infatti, non è una voce isolata: il suo aumento si trasferisce lungo tutta la filiera, incidendo sui trasporti, sulla produzione e sui prezzi finali dei beni di consumo. In questo scenario sono positivi gli interventi messi in campo dal Governo, a partire dal meccanismo delle accise mobili. Misure di questo tipo possono attenuare nell’immediato l’impatto dell’aumento dei costi, ma la risposta deve accompagnarsi a una strategia di medio e lungo periodo. La priorità è costruire un mix energetico realmente diversificato, fondato sulla pluralità delle fonti e degli approvvigionamenti. La sicurezza energetica passa dalla capacità di ridurre le vulnerabilità e di evitare qualsiasi forma di isolamento, garantendo al Paese maggiore stabilità, autonomia e prevedibilità dei costi. In questa prospettiva deve essere considerato anche il ricorso all’energia nucleare, che può assicurare una produzione continua, programmabile e di lungo periodo. La questione energetica riguarda direttamente anche la politica industriale europea: il percorso verso la neutralità climatica al 2050 deve procedere insieme alla tutela della competitività delle nostre imprese. La revisione del sistema Ets proposta dalla Commissione europea deve quindi essere valutata alla luce del rischio che costi energetici e oneri legati alla Co2 determinino uno svantaggio per l’industria europea, favorendo il trasferimento delle produzioni verso Paesi con standard ambientali meno stringenti e costi inferiori e indebolendo la capacità competitiva delle imprese europee sui mercati internazionali. La transizione ecologica deve perciò essere accompagnata da strumenti capaci di preservare la capacità produttiva e occupazionale europea e il valore delle nostre esportazioni verso i Paesi terzi, e per questo occorre valutare un sistema che garantisca una maggiore copertura delle emissioni attraverso quote gratuite, così da evitare che gli obiettivi climatici si traducano in uno svantaggio competitivo per le produzioni europee. In sintesi, una politica energetica efficace deve tenere insieme sostenibilità, crescita della produzione europea, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività. È su questo equilibrio che si misura la capacità dell’Europa di affrontare la transizione senza indebolire il proprio sistema industriale, economico e quindi occupazionale e sociale.