Quasi tremila le vittime degli attacchi che fanno sentire gli Stati Uniti improvvisamente vulnerabili e innescano una serie di eventi destinati a cambiare la storia contemporanea

L’11 settembre del 2001, venticinque anni fa, gli Stati Uniti subiscono il più grande attacco terroristico sul suolo domestico. Diciannove jihadisti di al Qaeda, il gruppo fondato dal saudita Osama Bin Laden, dirottano quattro aerei di linea: due colpiscono rispettivamente la Torre Nord e la Torre Sud del World Trade Center a New York, uno si schianta sul Pentagono mentre il quarto precipita in Pennsylvania, dopo la rivolta dei passeggeri e dell’equipaggio contro i dirottatori. Quasi tremila persone perdono la vita, inclusi 411 soccorritori.
Lo shock è enorme – gli Usa, la prima potenza al mondo, si scoprono improvvisamente vulnerabili – e coinvolge anche il resto del mondo che assiste in diretta agli attacchi.
Pochi sono stati gli episodi ad avere avuto un impatto così dirompente sulla storia contemporanea. L’11 settembre è tra questi perché contribuì a cambiare profondamente la società americana (e di riflesso anche il resto del mondo) e innescò una serie di eventi – le guerre in Afghanistan e poi in Iraq – che hanno ridisegnato gli equilibri geopolitici in un quadrante che rimane tutt’oggi incandescente.