Ex Ilva: tribunale impone chiusura area a caldo. Meloni convoca
Non proprio una notizia inaspettata; ma comunque grave. La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato il provvedimento con cui, a fine luglio, è stato disposto il blocco dell’area a caldo, entro il 28 ottobre, dello stabilimento dell’ex Ilva di Taranto. I giudici hanno respinto l’istanza di sospensiva dello stop delle attività presentata dai legali di AdI e dell’EX ILVA in amministrazione straordinaria. «Il bilanciamento tra i contrapposti interessi» costituzionali «non può che far propendere a favore delle ragioni di tutela della salute» è la tesi del provvedimento con cui la Corte ha rigettato l’istanza di sospensiva. Per i giudici «nel conflitto fra il diritto all’esercizio dell’attività di impresa e quello dei cittadini alla salute e al rispetto dei limiti di tollerabilità delle immissioni a cui sono assoggettati, non può che prevalere quest’ultimo».
Adesso bisogna scongiurare l’apertura di una voragine occupazionale e, quindi, sociale. Non a caso i sindacati, dalla Fiom-Cgil all’UGL Metalmeccanici, hanno chiesto il riavvio del tavolo permanente a Palazzo Chigi e il blocco dei licenziamenti. Meloni ha risposto subito promettendo una convocazione «presumo» immediata e specificando che «lavoriamo con il materiale che abbiamo e con decisioni che non dipendono da noi. Continuiamo a fare del nostro meglio».
Secondo la Procura Generale di Milano, «la prospettiva occupazionale non è affatto priva di alternative. Le maestranze potrebbero essere impiegate nella sostituzione di impianti, attività che richiederebbe competenze tecniche analoghe e che potrebbe essere programmata in modo da garantire continuità lavorativa».