di Francesco Paolo Capone
Il dibattito sulla previdenza si è arricchito di proposte che hanno l’obiettivo di rendere più sostenibile il sistema e, allo stesso tempo, più sostenibile per le persone andare in pensione. Parliamo dal “libretto” o fondo previdenziale per i neonati, proposta lanciata dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava, nel corso all’evento della Lega («A tua difesa Verso la finanziaria 2027»), la quale, a sua volta, attraverso il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha lanciato due proposte, altrettanto interessanti: consentire ai lavoratori, che ne hanno i requisiti (tutti quelli che hanno iniziato a lavorare prima del 1996, circa 80 mila pensioni in più), di scegliere un’uscita anticipata a 64 anni (pari a circa 1,5 miliardi all’anno per tre anni) e una misura fiscale per i giovani ovvero una flat tax al 5% per cinque anni, collegata al datore di lavoro, come possibile incentivo per chi entra nel mercato occupazionale.
Quanto alla proposta del presidente dell’Inps, si basa su un calcolo fatto partendo dal numero effettivo dei nuovi nati, circa 355.000 l’anno. Per lo Stato si tratterebbe di una spesa vicina ai 355 milioni, «una cifra piccola, ma per chi la riceve è enorme», sostiene Fava. L’idea è quella di un libretto di risparmio per i nuovi nati – attenzione, non un bonus – e cioè un investimento pubblico che accompagni la persona dalla nascita al suo ingresso nel mercato del lavoro. L’intenzione è di costruire uno strumento «semplice», alimentato dallo Stato e destinato a crescere nel tempo attraverso un meccanismo di capitalizzazione. Il Libretto dovrebbe prevedere almeno mille euro l’anno da parte dello Stato per ogni nuovo nato.
Intervenendo al question time della Camera, il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone, ha dichiarato che l’apertura, fin dalla nascita, di un libretto individuale destinata alla costruzione della futura tutela pensionistica, alimentata sia da un contributo pubblico iniziale sia da successivi versamenti volontari della famiglia, è una delle opzioni che il Governo sta valutando per rafforzare ulteriormente la protezione previdenziale delle nuove generazioni.
Non solo per Fava e Calderone, ma anche per l’UGL anticipare la costruzione di una futura pensione fin dalla nascita, sfruttando un arco temporale più lungo e capitalizzando una dotazione che arriverà fino all’età pensionabile, è un’ottima idea, che rende più sostenibile il sistema. In questo modo, sostiene Calderone, avremo un sistema in grado di proteggere sia le generazioni presenti sia quelle future, evitando di scaricare su queste ultime il peso dell’intero sistema.
Senza dimenticare che, in questo modo, sarà ancora più fattibile arrivare al momento di lasciare il posto di lavoro, per il meritato riposo, con un assegno mensile, cioè una pensione, degna di questo nome.