Per l’Ugl, «non è tempo di abbassare la guardia», vista l’alta incidenza
Nei primi sette mesi del 2026, si è registrato un calo degli infortuni mortali nei luoghi di lavoro. L’Inail ha, infatti, raccolto 422 denunce a fronte delle 433 dello stesso periodo dello scorso anno. I numeri sono sempre al netto degli infortuni che hanno riguardato gli studenti. La riduzione degli infortuni mortali, però, è quasi totalmente ascrivibile (otto casi su dieci) al calo degli incidenti in itinere, un aspetto sicuramente da valutare con attenzione. Come è da valutare con estrema attenzione, il fatto che gli infortuni occorsi nel 2026 sono sempre di più rispetto agli anni compresi fra il 2020 e il 2024; per ritrovare un dato inferiore è necessario ritornare al 2019. A fronte di un calo degli infortuni mortali, si registra, però, un aumento delle complessive denunce di infortunio. L’incremento sfiora i cinque punti percentuali; si passa, infatti, da oltre 244mila a più di 256mila accadimenti. I valori assoluti, però, restituiscono solo in parte quello che è l’effettivo stato dell’arte. In questo senso, è da leggere con attenzione il dato fornito dall’Inail sull’incidenza infortunistica in rapporto agli occupati. Tale indice è pari, con riferimento al 2026, a 1.052 infortuni ogni 100mila occupati; nel 2019, tale rapporto è stato di 1.175 infortuni ogni 100mila nel 2019, quindi più alto, e di 1.016 accadimenti ogni 100mila addetti nel 2025, per cui un poco più basso.