Il Cnel gestisce e cura l’Archivio nazionale dei contratti collettivi

L’obiettivo è quello di arrivare, dopo una attenta sperimentazione che terminerà ad ottobre 2026, ad uno strumento fondamentale di conoscenza, utile alle parti sociali, ai cittadini, ma anche agli studiosi della materia. Parliamo dell’Archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro previsto dall’articolo 17 della legge 936/1986, meglio conosciuta come legge Mattarella di regolazione delle attività del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Il Cnel, per il tramite dell’Archivio, conserva e rende accessibili i testi autentici dei contratti collettivi sottoscritti dalle parti sindacali e datoriali. Negli ultimi mesi, sulla base delle direttivi della Commissione dell’informazione, approvate l’11 settembre del 2025, e del relativo documento di attuazione e specificazione, approvato il 20 aprile del 2026, è in atto un processo di riorganizzazione dell’Archivio, con valorizzazione e integrazione dei flussi Uniemens dell’Inps, grazie all’adozione del codice alfanumerico unico dei contratti collettivi. Quest’ultimo tassello richiama il contenuto dell’articolo 16-quater del decreto-legge 76/2020 che ha imposto ai datori di lavoro di indicare nelle comunicazioni obbligatorie il codice unico del contratto collettivo applicato in azienda con associazione al codice Ateco. Lo scambio di informazioni fra Cnel e Inps permette, quindi, di avere un quadro più chiaro del numero di imprese che applicano un determinato contratto collettivo, con il relativo numero di lavoratori e di lavoratrici.