di Francesco Paolo Capone

Quello che il Governo Meloni si appresta a celebrare – domani, 4 settembre, a Bari con la Festa nazionale di Fratelli d’Italia alla quale parteciperò in rappresentanza dell’UGL – non è “soltanto” un record di longevità. Le opposizioni giocano su tale aspetto, il tempo, ed è l’unica concessione che sono disposti a fare alla prima donna presidente del Consiglio in Italia. In ogni caso, la longevità dei governi italiani non è un aspetto secondario, dati i 68 esecutivi che si sono succeduti in 81 anni. Senza considerare che i primi tre governi più longevi della storia della Repubblica italiana sono tutti di centrodestra (Meloni, Berlusconi II, Berlusconi IV).
Una longevità, quella dimostrata sul “campo di battaglia” dal Governo Meloni, grazie a capacità diplomatiche e resilienza in un contesto geopolitico instabile e conflittuale.
A quattro anni dal suo insediamento, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, può certamente vantare risultati incontrovertibili: stabilità politica; tenuta dei conti pubblici (risultato nel 2022 per “alcuni” inaspettato), che ha fatto dell’Italia un partner affidabile per la Commissione Ue e per i mercati finanziari, quindi spread a 82 punti base.
Dal nostro punto di vista, quello di sindacalisti, è nel mercato del lavoro che l’attuale esecutivo ha saputo dare le risposte più efficaci grazie ad un mix fatto di politiche attive, formazione, occupabilità, assistenzialismo al minimo. È continua la crescita dell’occupazione da ormai quattro anni: a luglio 2026 i posti di lavoro sono aumentati di 307 mila unità rispetto al 2025, il tasso di occupazione è al 63,2%, la disoccupazione al 5,8%, i contratti a tempo indeterminato sono 393 mila in più rispetto al 2025 e, parallelamente, diminuiscono di 82 mila unità i contratti a termine. Per rispondere alle accuse, provenienti dall’opposizione, di scarsa qualità del lavoro, serve un ripasso dei record fino ad oggi raggiunti: oltre 1,1 milioni di posti di lavoro creati dal novembre 2022; record storico del tasso di occupazione, il più alto mai registrato dall’inizio delle serie storiche; crollo del tasso di disoccupazione media e disoccupazione giovanile ai minimi, sebbene ancora alta (oggi al 18,9%, a inizio mandato al 24%); record storico di occupazione femminile (54,5%), nonostante resti ancora molta da strada da percorrere; contratti stabili, complessivamente, a quota 800 mila. Siamo ancora fanalino di coda in UE? Pensiamo, allora, a quanto l’Italia fosse ancora più “indietro” prima del Governo Meloni. Sì, c’è ancora molto da fare per i giovani, per gli inattivi, per i salari reali e per il potere d’acquisto, nonostante gli sforzi fatti per la riforma dell’Irpef e taglio del cuneo fiscale, che ha comportato quasi 13 miliardi di euro redistribuiti verso i redditi medio-bassi.
Dunque, il governo italiano di centrodestra è uno dei più stabili – un solo presidente del Consiglio a fronte di 5 primi ministri francesi e 4 britannici – ed è sulla buona strada. Non resta fare altro che perseverare.