Agosto, stima inflazione Istat: +0,5% su mese e +3,3% su anno
Non ci sarà da allarmarsi, come sostiene Confcommercio, ma, dal punto di vista di chi vive di reddito da lavoro e da pensione, di sicuro c’è poco da stare allegri. Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel mese di agosto, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato una variazione pari a +0,5% su base mensile e a ben +3,3% su base annua (dal +2,9% del mese precedente). Siamo di fronte ad una vera e propria fiammata.
Le cause sono ben conosciute: l’aumento dell’inflazione riflette principalmente l’andamento dei prezzi dei beni energetici, sia non regolamentati (da +11,4% a +16,9%) sia regolamentati (da +14,8% a +18,8%); di contro, decelerano i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,6% a +0,9%). Nel mese di agosto, la cosiddetta inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rallenta lievemente (da +1,6% a +1,5%) così come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,8% a +1,7%). Mentre, nel settore dei beni, i prezzi evidenziano un’accelerazione del loro ritmo di crescita (da +3,2% a +4,1%) a cui si contrappone il rallentamento di quelli dei servizi (da +2,7% a +2,4%).
Se secondo Confcommercio, pur preoccupata per l’andamento dei prezzi dell’energia, «l’aumento rilevato ad agosto sul versante dei prezzi era un dato in parte atteso, in considerazione dei consueti incrementi stagionali», ma «al netto di queste dinamiche la situazione, se si guarda anche al complesso dell’euro area, appare ancora sotto controllo», Federdistribuzione (che rappresenta e tutela le aziende della distribuzione moderna) con il suo presidente, Carlo Alberto Buttarelli, sostiene che, proprio a fronte dell’andamento dell’inflazione di fondo, afferma che «nel nostro Paese le imprese della distribuzione moderna operano un attento monitoraggio dell’evoluzione dei prezzi, contrastando la pressione ad aumenti non giustificati da maggiori costi».
Quindi un problema c’è, anche nel carrello della spesa. Infatti, secondo Confesercenti, «l’accelerazione dell’inflazione al +3,3% rischia ora di tradursi in una nuova compressione del potere d’acquisto delle famiglie e della capacità di spesa».