L’aumento dei prezzi nell’Eurozona allontana l’inflazione dagli obiettivi
Alla luce delle ultime rilevazioni sui prezzi al consumo dell’Eurozona (dati preliminari, va precisato), nella riunione del 10 settembre la Banca Centrale Europea potrebbe passare dalle parole ai fatti, dando ragione a quella parte del Consiglio direttivo che già a luglio avrebbe voluto aumentare i tassi d’interesse, salvo lasciarli poi invariati. Ad agosto, infatti, l’inflazione annua dell’area euro è salita al 3,3%, accelerando rispetto al mese precedente, quando si era attestata al 2,9%. Un aumento legato principalmente all’energia, per la quale si prevede un +14,3%, dal +10,3% di luglio. Accelerano anche i beni industriali non energetici, all’1,2% dallo 0,9%, mentre i servizi rallentano al 3% dal 3,3% di luglio. Stabile all’1,2% l’inflazione annua di alimentari, alcolici e tabacco. Aumentano quindi le “scommesse” su una possibile stretta nella prossima riunione di politica monetaria della BCE. Commentando i dati, Martin Kocher, membro del Consiglio direttivo dell’Eurotower, ha spiegato che «i rischi al rialzo per l’inflazione sono recentemente aumentati e, se questo quadro dovesse trovare conferma nelle prossime proiezioni della Banca Centrale Europea, sarà necessario un rapido rialzo dei tassi». Anche Olli Rehn, governatore della Banca Centrale finlandese e membro del Consiglio della BCE, intervistato dal Financial Times, ha giudicato «comprensibili» le attese dei mercati per un aumento dei tassi d’interesse nella riunione di settembre. Nell’ultimo incontro, l’Eurotower ha lasciato invariati i tassi sui depositi, sulle operazioni di rifinanziamento principali e su quelle di rifinanziamento marginale, rispettivamente al 2,25%, al 2,40% e al 2,65%.