Quell’Italia che mette in difficoltà e che esiste in Germania. La realtà industriale che il nostro Paese inizia a rappresentare
Forse non è perché contiamo poco, ma perché iniziamo a contare troppo. A partire dall’ultima “denuncia” da parte della Sueddeutsche Zeitung in merito agli stagionali che dal Brasile vanno in Germania per lavorare nelle gelaterie italiane e che sarebbero tutti «sfruttati, malpagati e costretti a turni di lavoro massacranti», fino alle parole ingenerose del compagno di partito del cancelliere Merz secondo il quale «non ci si può fidare minimamente del governo italiano sulla questione migratoria», “soltanto” perché l’Italia ha deciso di sospendere Schengen per cittadini provenienti da Paesi terzi dopo l’assalto a Ceuta di Ferragosto e di voler dare un giro di vite alle ong tedesche che inviano nel nostro Paese i cosiddetti “dublinanti” (richiedenti asilo che, dopo essere stati identificati e registrati in un Paese UE, spesso il primo di arrivo, come l’Italia, si spostano in un altro Stato membro per presentare una nuova richiesta di protezione), il nostro Paese non sembra godere di ottima stampa nel grande Paese, ancora, a dispetto di una profonda crisi, locomotiva d’Europa. Chiaro che chi ha sbagliato e sfruttato deve pagare, ma con qualche probabilità si tratta di propaganda negativa per contrastare la realtà economica che l’Italia ormai rappresenta in Germania. Diversi articoli ne parlano, come odierno de Il Foglio firmato dal suo direttore («Banche, tv, treni. C’è una Germania che soffre la “colonizzazione” dell’Italia?», e tutti meritano, a questo punto, il giusto risalto. Le imprese italiane in Germania registrano una presenza forte e in netta espansione, con oltre 1.700 aziende attive e investimenti di rilievo nei settori chiave dell’economia tedesca. Non solo cibo o solo moda o, peggio ancora, criminalità organizzata. Unicredit, Mfe, Italo, Msc sono solo alcune delle imprese italiane che stanno scalando la Germania. Secondo Kpmg dal 2023, tra M&A (Mergers and Acquisitions ovvero fusioni e acquisizioni) e accordi commerciali, sono state messe a segno 100 operazioni per 18 miliardi di euro. Forse parlare di «colonizzazione» sarebbe un tantino esagerato e, da parte de Il Foglio, una provocazione-“predicozzo” antisovranista, ma la presenza italiana in Germania è di fatto una ormai qualificata realtà. Scrive oggi Il Foglio che «la Germania negli ultimi mesi ha cercato modi teatrali per mostrare il pugno duro all’Italia, è evidente», «la Germania sta scoprendo che alcuni dei suoi punti nevralgici dipendono sempre più da investimenti, imprese e capacità manageriali italiane». Parliamo della scalata di Unicredit (arrivata al 49,65 per cento dei diritti di voto) a Commerzbank; del mondo delle televisioni, dove Mfe-MediaForEurope, il gruppo controllato dalla famiglia Berlusconi, ha conquistato il 75,61% di ProSiebenSat.1, uno dei maggiori gruppi televisivi privati dell’area tedesca, attivo anche in Austria e Svizzera; di Msc che dal 2004 controlla con Eurogate il 50% del terminal Msc Gate di Bremerhaven, con un accordo prorogato fino al 2048. Nel 2024 Msc ha acquisito il 49,9% di Hhla, operatore del porto di Amburgo e della rete ferroviaria Metrans, impegnandosi a investire e a portarvi un milione di container all’anno dal 2031. Infine, parliamo di Italo che sta preparando l’ingresso nell’alta velocità tedesca dal 2028, con un investimento previsto di 3,6 miliardi e circa trenta treni Siemens acquistati. Se a qualcuno può sembrare poco, a noi certamente no.
Virgolettato 1 – MF: «La Germania divisa a metà: ora a comprarla sono le aziende italiane»
Virgolettato 2 SOLE24ORE: «Lo sprint delle imprese italiane che investono in Germania»