L’intervento del ministro degli Esteri a RTL 102.5, in cui ribadisce: «Serve un piano di pace tra Ucraina e Russia. No a militari italiani in territorio ucraino»

«Serve un piano di pace che sia concordato tra Ucraina e Russia. Vedremo quali saranno le proposte di Zelensky, ne parleremo insieme agli alleati, ne parleremo con gli Stati Uniti. L’Europa continua a stare dalla parte dei volenterosi». A ribadirlo è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenuto oggi a Non Stop News, su RTL 102.5. Nel giorno in cui si celebrano i 35 anni di indipendenza dell’Ucraina, Tajani ha ricordato che «l’Italia è sempre stata dalla parte» di Kiev, «abbiamo difeso il diritto internazionale, abbiamo difeso l’indipendenza dell’Ucraina inviando strumenti militari e sostenendola da un punto di vista economico e politico». Ma la presenza militare, ha anche ribadito, «è un’altra questione». «Noi – ha proseguito nel ragionamento – siamo dell’idea che non debbano esserci militari italiani in territorio ucraino. Condanniamo gli attacchi russi contro l’Ucraina, ma non siamo in guerra con la Russia. Siamo però per rafforzare la difesa europea, per tutelare i nostri cittadini da qualsiasi minaccia che possa venire dall’esterno». Tanti i temi trattati dal vicepremier nel corso dell’intervista, dalla situazione a Hormuz e la richiesta della leader dem, Elly Schlein, di tassare gli extra-profitti delle società energetiche alla crisi migratoria di Ceuta. «Il concetto di extra-profitto – ha risposto Tajani al primo punto – è un concetto che non esiste in diritto, esistono i profitti. Tutti debbono dare dei contributi, questo è giusto, ma semmai io mi preoccuperei delle speculazioni eventuali che possono esserci da parte di grandi aziende. In quel caso, bisogna sanzionare e colpire chi fa delle speculazioni a danno dei cittadini, questo sì. Ma il concetto di extra-profitto, così caro alla sinistra, non va bene, perché lo tirano fuori per le banche, lo tirano fuori quando si parla di patrimoniale. Quindi è una concezione veramente anti-industriale, anti-impresa, contro il mercato. Questa è una parte della cultura della sinistra, scelte legittime, ma che io contrasto nettamente». «L’aumento del prezzo del gasolio e della benzina, così come quello dei fertilizzanti – ha poi aggiunto sul tema –, dipende dalla situazione internazionale che c’è. Per questo dobbiamo lavorare e stiamo lavorando per costruire la pace in Medio Oriente. Noi stiamo facendo dei grandi sacrifici per abbattere le accise. Sono dei costi enormi che il bilancio dello Stato affronta. Quindi cercheremo sempre di aiutare i cittadini ogni volta». Quanto alla crisi dei migranti e alla questione emersa negli ultimi giorni dei cosiddetti “dublinanti”, Tajani ha spiegato che le due vicende non sono collegate. «A Ceuta c’è stata un’invasione migratoria», ha osservato, «noi non vogliamo che ci siano migrazioni secondarie e abbiamo soltanto tutelato temporaneamente, senza nessuna azione contro la Spagna, contro l’Europa». «Per quanto riguarda i dublinanti, con le nuove regole europee si devono rimandare nei paesi dove sono entrate alcune persone migranti che poi sono passate in altri paesi. I numeri sono molto esigui, quindi si parla di decine di persone. Non c’è certamente un’invasione».