Contestazione centrale

Con la sentenza n. 3857 del 20 febbraio 2026, la Cassazione ribadisce che la contestazione è un momento essenziale di garanzia del procedimento disciplinare in quanto è l’atto che porta a conoscenza del dipendente l’addebito che gli viene mosso. La contestazione mette il lavoratore in condizione di apprestare le proprie difese ed esporre le proprie giustificazioni e pertanto deve escludersi che la mancata contestazione possa essere sanata tramite atti successivi pur facenti riferimento ai contenuti di fatto della contestazione stessa. Un dipendente di una Asl di Napoli, licenziato per motivi disciplinari, ha proposto ricorso per far valere l’illegittimità del licenziamento. Il ricorso è stato accolto dal Tribunale di Napoli ma la sentenza, a seguito dell’impugnativa della Asl, è stata riformata dalla Corte d’Appello che ha accettato il ricorso della Asl. Il dipendente ha fatto ricorso in Cassazione criticando principalmente il fatto che non aveva ricevuto la contestazione dell’addebito disciplinare. La Cassazione ha accolto il ricorso. La Cassazione ha rilevato che la sentenza della Corte d’Appello ha richiamato alcune pronunce della Cassazione stessa dalle quali si ricaverebbe «che alcun termine specificamente previsto a pena di nullità del licenziamento è previsto dalla normativa in relazione ai termini e modalità della contestazione disciplinare dovendo relativizzarsi la fattispecie al caso concreto». Inoltre, la Corte d’Appello ha riconosciuto che «per un errore nell’indirizzo del dipendente quest’ultimo non ha ricevuto tempestivamente la comunicazione della contestazione disciplinare che gli era stata inviata per ben due volte dall’Azienda». Ma ha ritenuto irrilevante la circostanza visto che «comunque il dipendente ha poi ricevuto il contenuto della contestazione attraverso il successivo provvedimento di sospensione del procedimento disciplinare potendosi pertanto difendere sulla base di tale conoscenza». Al riguardo, la Suprema Corte rileva come la questione sollevata dal dipendente concerne non già la tardività della contestazione disciplinare ma la sua assenza. Per la Cassazione la contestazione costituisce un momento essenziale di garanzia del procedimento disciplinare in quanto è l’atto che porta a conoscenza del dipendente l’addebito e che lo mette dunque in condizione di apprestare le proprie difese ed esporre le proprie giustificazioni anche nel corso di una eventuale audizione. Deve pertanto escludersi che l’omessa contestazione possa essere sanata da atti successivi. La conoscenza degli addebiti è funzionale alla difesa dell’incolpato in tutte le fasi.