di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Oggi il Sole 24 Ore approfondisce le nuove misure contro il caporalato approvate recentemente dal Governo con il Decreto Legge 144/2026, che rafforza la strategia contro lo sfruttamento in agricoltura, per la tutela del lavoro e per la qualità del sistema produttivo italiano, attraverso risorse, strumenti operativi e una maggiore capacità di coordinamento degli interventi sul territorio. Il provvedimento proroga fino al 31 dicembre 2029 l’incarico del Commissario straordinario per il superamento degli insediamenti abusivi, affidando alla struttura un ruolo centrale nel raccordo tra Ministeri, Regioni, enti locali e agenzie coinvolte. Una scelta che punta a garantire continuità alla programmazione e ad accelerare la realizzazione dei progetti. Il cuore dell’intervento riguarda gli alloggi per i lavoratori agricoli stagionali, con un piano straordinario pluriennale finalizzato a rendere disponibili abitazioni dignitose, sicure e regolari, attraverso il recupero di edifici pubblici inutilizzati, strutture rurali abbandonate e altri patrimoni disponibili, compresi gli immobili confiscati alla criminalità organizzata. A sostenere questo piano arrivano fino a 60 milioni di euro a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027. La programmazione delle risorse consente di trasformare patrimoni oggi inutilizzati in una rete di accoglienza ordinata e funzionale, offrendo ai lavoratori stagionali condizioni abitative adeguate e sottraendo spazio agli insediamenti abusivi. Il provvedimento interviene così anche sulla dimensione economica e logistica del caporalato. Il sistema dello sfruttamento coinvolge infatti l’intermediazione della manodopera, il trasporto dei lavoratori e la gestione degli alloggi. Garantire soluzioni abitative regolari significa incidere su una delle leve attraverso cui le organizzazioni criminali possono esercitare controllo e condizionamento sui lavoratori. A completare la strategia è il rafforzamento del Sistema informativo per la lotta al caporalato in agricoltura, con 4,5 milioni di euro destinati alla raccolta e alla condivisione delle informazioni tra Stato e Regioni. Una maggiore capacità di incrociare i dati e di mappare i fabbisogni di manodopera può rendere più tempestive le attività di prevenzione e vigilanza. Nel complesso, si tratta di un modello di intervento che mette insieme legalità, infrastrutture, coordinamento istituzionale e tutela sociale. È una direzione che merita continuità, tempi certi di attuazione e piena collaborazione tra istituzioni, imprese, organizzazioni sindacali e realtà locali. Un’agricoltura competitiva e moderna ha bisogno di filiere trasparenti, imprese rispettose delle regole e lavoratori tutelati. La lotta al caporalato diventa così una componente essenziale di una politica del lavoro capace di coniugare produttività, legalità e dignità della persona.