di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Nell’intervista rilasciata a Il Mattino, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin affronta due questioni di primo piano in questa estate e destinate a incidere sulla competitività del Paese: sicurezza energetica e gestione delle risorse idriche. Sono temi strettamente legati al lavoro, perché ogni scelta sulla transizione ambientale produce effetti concreti su industria, investimenti e occupazione. Il dato più significativo riguarda le rinnovabili. Secondo quanto riferito dal ministro al quotidiano, al 30 giugno 2026 l’Italia dispone di 28 gigawatt installati tra eolico e fotovoltaico, mentre le autorizzazioni arrivano a 38. A questi si aggiungono ulteriori 22 gw in una situazione di stallo. Se i contenziosi venissero superati, il Paese potrebbe avvicinarsi ai 60 gw e rendere più realistico l’obiettivo degli 80 entro il 2030. Una prospettiva importante soprattutto per il Mezzogiorno, dove sole e vento offrono un vantaggio naturale da trasformare in investimenti e occupazione. La vera sfida, però, oltre ad aumentare la capacità installata, è trasformare la transizione in una politica industriale e occupazionale. Una maggiore produzione da fonti rinnovabili può contribuire a ridurre il costo dell’energia, ma servono reti adeguate, accumuli, infrastrutture, tempi autorizzativi certi e contratti di lungo periodo. La competitività energetica è essenziale per difendere il lavoro e attrarre investimenti. Rilevante è anche il richiamo del ministro alle connessioni “virtualmente” occupate: autorizzazioni e prenotazioni che sottraggono spazio a progetti realmente pronti a partire. È un esempio di come la burocrazia possa diventare un ostacolo alla crescita. È per questo che bisogna semplificare, non per indebolire i controlli, ma per rendere le procedure più rapide e coerenti. Lo stesso principio vale per l’acqua. Le perdite superiori al 40 per cento e la frammentazione del sistema, con quasi 2.400 gestori, rappresentano un’emergenza infrastrutturale prima ancora che ambientale. Concentrare gli investimenti su reti, invasi, sistemi irrigui e depurazione può diventare una leva di sviluppo, soprattutto nel Mezzogiorno. Sono opere che richiedono capitali, competenze e lavoro qualificato e che possono rafforzare la resilienza dei territori. Dalle parole di Pichetto Fratin emerge una direzione condivisibile: passare dalla logica dell’emergenza a quella della programmazione. Per il mondo del lavoro, questa è la condizione decisiva. La transizione deve essere accompagnata da una strategia industriale capace di creare occupazione stabile, valorizzare le competenze e garantire che il Sud sia protagonista di una nuova stagione di sviluppo. È su questo terreno che va misurata la credibilità della transizione: sulla capacità di coniugare sostenibilità, sicurezza energetica, investimenti e buon lavoro.