Ceuta, il Marocco ferma l’assalto ma l’emergenza resta. La seconda ondata del 15 agosto non c’è stata, nell’exclave permangono criticità sociali e sanitarie
Se a Ferragosto il Marocco ha fermato quasi 300 persone che tentavano di raggiungere l’exclave spagnola, restano, però, le conseguenze dell’afflusso di migranti di fine luglio, quando circa 70-80mila persone hanno forzato i confini, e la situazione rimane di forte tensione. All’interno del territorio di Ceuta si stima la presenza di 8mila migranti rimasti dall’ondata di luglio e molti di loro sono accampati in spiaggia o nelle periferie urbane, in baraccopoli costruite alla meno peggio, rendendo necessarie misure straordinarie di igiene, sorveglianza epidemiologica, sicurezza e assistenza, creando una forte percezione di pericolo tra i residenti. Il dato più critico riguarda i minori: Save the Children segnala circa 2 mila minori privi di protezione adeguata, mentre la situazione ha anche alimentato episodi di violenza con almeno cinque ragazze migranti sotto i 14 anni curate dopo presunte aggressioni sessuali. Il sistema sanitario è sottoposto a richieste eccezionali, con casi di gastroenterite, scabbia, colpi di calore e aggressioni. Nelle ultime due settimane sono state effettuate circa 5.800 prestazioni sanitarie ai migranti, con un incremento del 50% degli accessi al pronto soccorso. Il ministro della Sanità spagnola Mónica García si è recata a Ceuta per valutare la pressione sugli ospedali, negando il collasso, ma confermando un sistema fortemente sotto stress. Il mancato assalto di Ferragosto riduce dunque la tensione sulla frontiera, ma non risolve quella dentro la città. Sono stati stanziati 25 milioni di euro, ma l’emergenza evidenzia i limiti della risposta del governo Sánchez, mentre il presidente della città autonoma di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha definito la convivenza cittadina «a rischio» e ha concesso 30 giorni di tempo a Madrid per presentare un piano straordinario di ricollocamento e aiuti finanziari.