Nel frattempo, la Corte Costituzionale francese ha bocciato la misura. Otto italiani su dieci favorevoli al divieto

Il Consiglio costituzionale francese ha giudicato incostituzionale il divieto di utilizzo dei social per i minori di 15 anni, ritenendo la misura una limitazione sproporzionata della libertà di espressione. Il timore del Consiglio costituzionale è che il divieto, nella sua formulazione attuale, possa colpire «servizi di comunicazione online per i quali non è stato dimostrato che sussistano rischi per la salute e la sicurezza dei minori». L’intento della Francia, ora, è quindi quello di riscrivere la legge in maniera giuridicamente più solida, come richiesto dal presidente Macron al premier Lecornu e come confermato da una nota diffusa dall’Eliseo. Secondo un sondaggio condotto dall’Arcom, il 69% dei giovani di età compresa tra i 10 e i 14 anni è favorevole al divieto di utilizzo dei social media per i minori di 15 anni. In Italia, un sondaggio simile è stato condotto dall’Eurispes su un campione rappresentativo della popolazione maggiorenne: il 78,9% degli intervistati è favorevole all’introduzione di una normativa che vieti l’uso dei social ai più piccoli, contro il 21,1% che si esprime in senso opposto. L’attenzione verso l’impatto che l’uso dei social può avere sui giovani è in crescita, soprattutto alla luce degli ultimi studi pubblicati, tra cui quello della Commissione europea che indica che nell’Ue i giovani trascorrono online 4,5 ore nei giorni di scuola e oltre sei ore nel fine settimana, riferendo in nove casi su dieci almeno un sintomo negativo associato all’uso degli schermi. Quasi un terzo, invece, dichiara di sentirsi stressato, triste o socialmente escluso a causa dei social media e circa un quarto afferma di essersi imbattuto online in contenuti problematici.