Per l’ex llva «settimana decisiva» e stavolta sul serio
Non c’è molto tempo e neanche spazio per gli errori. Pende come una spada di Damcole sull’ex Ilva, la recente sentenza sulla chiusura dell’area a caldo. «Una bomba sociale e noi – ha dichiarato in un’intervista al Quotidiano Nazionale il ministro delle Imprese, Adolfo Urso – dobbiamo provare a disinnescarla. Servono la massima responsabilità da parte di tutti e azion immediate: abbiamo pochi giorni di tempo»; serve anche «la costituzione di una cordata italiana». Nel frattempo, Jindal bussa alla porta, ritenendo, spiega Urso, «di poter far fronte alla chiusura dell’area a caldo importando le bramme prodotte dal suo nuovo altoforno in India e garantire così la continuità produttiva degli impianti a valle, al fine di limitare il danno. I commissari stanno valutando la sostenibilità della proposta sotto tutti gli aspetti. Ho chiesto una risposta entro questa settimana».
Il nodo principale è quello occupazionale, i sindacati non accettano e non accetteranno che “il problema” venga scaricato sul lavoro. Sì, perché con lo stop dell’area a caldo a rischio sono i lavoratori diretti e dell’indotto. C’è anche la questione dei possibili investimenti da sbloccare per le aree già bonificate di Taranto. La palla è in mano al Mimit, dove dal 4 agosto si svolgeranno incontri tecnici fondamentali per l’individuazione delle misure urgenti da adottare per fronteggiare l’emergenza occupazionale e produttiva. Quella appena iniziata è per molti una «settimana decisiva», iniziata oggi con uno sciopero nazionale di 8 ore proclamato dai sindacati.
Seguiranno le riunioni al Mimit, in tutto quattro. Il 4 agosto una alle 10 con i sindacati; due il 5 agosto con alle 10 il Tavolo Taranto («con l’obiettivo di esaminare i progetti industriali presentati dai soggetti che hanno manifestato interesse a realizzare nuovi investimenti sul territorio») e alle 12 riunione con Confindustria, Federacciai e Federmeccanica, più a partecipazione delle principali imprese siderurgiche nazionali; il 6 agosto alle 10, è la volta delle associazioni che rappresentano le imprese dell’indotto ex Ilva di Taranto per esaminare «le prospettive produttive e industriali del sito e le conseguenze sul sistema produttivo locale». Il 4 e il 5 parteciperanno alle riunioni anche la presidenza del Consiglio e i ministeri dell’Economia, dell’Ambiente, degli Affari europei e delle politiche di coesione e del Lavoro, nonché Invitalia e i commissari Ilva e AdI. Ci saranno anche Cassa Depositi e Prestiti, Autorità portuale del Mar Ionio, Agenzia del Demanio, Area sviluppo industriale di Taranto, nonché Confindustria Taranto, Casartigiani Taranto, Cna Brindisi-Taranto, Confapi Taranto, Confartigianato Taranto e Confagricoltura Taranto «unitamente alle imprese che hanno presentato progetti di investimento nella provincia di Taranto e nelle aree limitrofe». Tanto per dare un’idea della complessità della situazione e degli interessi in gioco.