Recuperati anni di ritardo, stipendi più forti per tre milioni di dipendenti
Con la firma del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro della sanità pubblica, che, come auspicato più volte dalla federazione di categoria dell’Ugl, deve rappresentare lo spunto e il modello per raggiungere, finalmente, una intesa pure sul versante della sanità privata, si conclude la stagione dei rinnovi contrattuali nella pubblica amministrazione. Per la prima volta nel nuovo millennio, lo Stato si dimostra un datore di lavoro attento alle esigenze del personale dipendente, come e meglio dei datori di lavoro del settore privato. In poco tempo, si è recuperato, infatti, il ritardo accumulatosi negli anni. È sufficiente ricordare che la pubblica amministrazione veniva da una lunga stagione di mancati rinnovi, iniziata nel 2009 e che, soltanto fra il 2017 e il 2018, aveva visto dei rinnovi parziali e in perdita. A stretto giro, sono stati rinnovati tre trienni: 2019-2021, 2022-2024 e 2025-2027. A regime, un dipendente di un ministero avrà un incremento medio, cumulando i tre rinnovi, di 464,48 euro, mentre un lavoratore degli enti locali arriverà quasi a 398 euro, praticamente la stessa somma riconosciuta anche nel comparto istruzione e ricerca. Per la sanità, grazie all’ultimo incremento di 145,63 euro, si superano in media i 419 euro. Per questi quattro comparti, sono stati stanziati 10 miliardi per il triennio 2028-2030. Aumenti in linea con le medie anche per difesa e sicurezza.