L’Inail riceve poco meno di 1.200 nuove denunce ogni anno di malattia professionale
Numeri di una strage silenziosa, ma, non per questo, meno dolorosa, anzi. L’amianto continua a mietere vittime nel nostro Paese. Secondo i numeri presentati dal presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, intervenuto davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, fra il 2020 e il 2024 si è registrata una media di circa 1.160 lavoratori ai quali è stata diagnostica una patologia asbesto-correlata di origine professionale. La cosa ancora più drammatica è l’alto tasso di mortalità che, nel periodo osservato, è stato in media del 41%. Numeri da far accapponare la pelle che dimostrano come, nonostante una normativa all’avanguardia, il tema dell’esposizione all’amianto ha, per usare le parole del numero dell’Inail, «una rilevanza sociale estremamente consistente e purtroppo ancora molto attuale». Del resto, di esposizione all’amianto si è molto parlato anche in questi giorni. Il riferimento, in particolare, è alla decisione di fare dell’8 agosto la Giornata europea delle vittime sul lavoro. Se è vero che la strage di Marcinelle è stata causata da un incendio, è pure vero migliaia di minatori hanno conosciuto il dramma di ammalarsi di patologie asbesto-correlate. La questione amianto è, pure, entrata nel tavolo di confronto a Palazzo Chigi fra il governo, i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e degli enti territoriali sul futuro degli ex stabilimenti Ilva.