Ma non esclude nuove azioni militari se i colloqui falliscono
La linea è stata illustrata da Donald Trump in diverse occasioni nelle ultime ore: sì alla ripresa dei colloqui con l’Iran, nella speranza che portino a soluzioni costruttive, ma non si possono escludere operazioni militari più incisive nel caso in cui si dovesse registrare un fallimento della diplomazia. Trump lo ha dichiarato ieri ad Axios, poi ribadito all’emittente israeliana N12. Tuttavia, come fa notare il New York Times, da parte di Teheran non sono giunte fin qui dichiarazioni di totale apertura e la situazione resta per il momento sospesa. Molti degli sviluppi passeranno per le decisioni sullo Stretto di Hormuz. La ripresa degli attacchi ha spinto il regime iraniano a tornare al punto di partenza della guerra sulla navigazione nello stretto e le attuali trattive al riguardo con l’Oman potranno rivelarsi un punto di svolta: un esito positivo dei negoziati potrebbe, infatti, agevolare anche il dialogo tra le delegazioni statunitense e iraniana per mettere fine al conflitto. Senza dimenticare la posizione di Israele. Se ne saprà qualcosa di più nella giornata di oggi, al termine dell’incontro in programma nel pomeriggio alla Casa Bianca tra il presidente americano Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyau. La stampa internazionale continua a descrivere quest’ultimo favorevole al proseguimento della guerra con l’Iran.