Un’analisi dell’Università di Washington fa il punto su tre decenni di dati: aumentano gli anni vissuti in cattiva salute, spinti da stili di vita errati e inquinamento

Il miglioramento dell’aspettativa di vita è accompagnato da un aumento degli anni vissuti in cattiva salute, che non sono più confinati alla vecchiaia. Lo rivela uno studio curato dall’Università di Washington, pubblicato sulla rivista The Lancet Public Health, secondo il quale, nell’arco di una generazione, siamo passati da 8,8 anni in cattiva salute a 10,7 nel 2023. Ciò significa che nel 2023 le persone hanno trascorso mediamente il 14,5% della loro vita in cattive condizioni di salute, in crescita rispetto al 13,6% registrato nel 1990. Nel periodo compreso tra il 1990 e il 2023, aggiungono gli autori della ricerca, l’aspettativa di vita globale alla nascita è passata da 64,6 anni a 73,8 anni, mentre l’aspettativa di vita in buona salute è cresciuta da 55,9 anni a 63,1 anni. Spulciando i dati raccolti nel corso dello studio, si scopre anche che a livello globale il 57,4% degli anni di cattiva salute nel 2023 è stato causato da patologie croniche, non fatali. L’elenco non è lunghissimo e comprende, tra gli altri, i disturbi muscoloscheletrici (come il mal di schiena), i disturbi mentali (tra cui ansia e depressione) e le malattie che colpiscono gli organi di senso, inclusi i deficit uditivi. Molti degli anni trascorsi in cattiva salute sono collegabili a fattori di rischio prevenibili: inquinamento atmosferico, fumo, glicemia alta, sovrappeso, malnutrizione infantile e materna.