di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Dal caso Roggero al caso Fakir non sembra essere un buon momento per le forze dell’ordine, tra cittadini che ritengono necessario o si ritrovano, loro malgrado, a difendersi da soli e cittadini che ritengono di doversi difendere, persino, dalle stesse forze dell’ordine.
A chi ha incarichi istituzionali, il buon senso dovrebbe consigliare di parlare e agire per calmare gli animi e non per dividere. Diventa, così, molto difficile ricostruire adesso con la giusta equidistanza, visto che le indagini sono ancora in corso, gli eventi e le dinamiche che hanno portato alla morte Abderrahim Fakir, soprattutto dopo la manifestazione indetta dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, esponente del PD, per dimostrare solidarietà allo stesso Fakir e ai suoi familiari. La manifestazione, infatti, ha generato scene da guerriglia urbana, dopo un iniziale e pacifico presidio in piazza del Nettuno, portando al ferimento di 64 agenti, che hanno evidenziato il verificarsi di piazze sempre più violente nei confronti delle forze dell’ordine.
Quello che ad oggi sappiamo è che, domenica 19 luglio, nel quartiere Pilastro di Bologna, il 42enne di origine marocchina Abderrahim Fakir è deceduto durante un ammanettamento a terra a seguito di un intervento di polizia e sanitari. Fakir era andato a trovare i suoi parenti e, in preda a una forte crisi psichiatrica, ha iniziato a dare in escandescenze, gridando e danneggiando alcune auto in sosta. Essendosi spaventati, alcuni cittadini hanno chiamato il 113 chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine. Per fermarlo, gli agenti hanno utilizzato lo spray al peperoncino, in seguito l’immobilizzazione a terra effettuata dai poliziotti, supportati temporaneamente da due passanti e in seguito dal personale sanitario. Bloccato a terra, posizionato a faccia in giù, Fakir è stato immobilizzato con delle fascette anche alle caviglie. Dopo aver chiesto più volte aiuto, ha smesso improvvisamente di muoversi. Una volta girato il corpo, a faccia in su, l’uomo ormai era già deceduto.
Siamo di fronte ad un caso limite e, partendo dal presupposto che qualsiasi morte è ingiustificabile, il Sindaco della città, teatro del “caso limite”, avrebbe dovuto comportarsi con maggiore equilibrio, aspettando e verificando, prima di dichiarare qualsiasi cosa, di aver ben compreso le dinamiche dell’evento. Indire una piazza in simili circostanze non è buon senso.
Come organizzazione sindacale, sappiamo cosa vuol dire organizzare e indire una manifestazione, scendere in piazza e sappiamo anche che, quando si scende in piazza, si è oggettivamente responsabili di ciò che accade e di come la piazza si comporta. Al buon andamento di una manifestazione contribuiscono anche le forze di polizia, la loro presenza è un presidio indispensabile, una garanzia. Mettere le forze di polizia nella scomoda situazione di doversi difendere dai cittadini, facinorosi o meno che siano, non è esattamente avere senso delle istituzioni.