di Francesco Paolo Capone
Preannunciato da 12 mesi di campagna promozionale basata su anticipazioni e attesa relativa al cast e alla realizzazione tecnica del lungometraggio, il film The Odyssey, costato 250 milioni di dollari, e girato con una tecnica (IMAX 70 mm) di cui non sono dotate tutte le sale cinematografiche, ha letteralmente “sbancato” in Italia. Di sicuro, la campagna promozionale ha funzionato, il regista Christopher Nolan è artista acclamato e di grande successo, ma possiamo dire anche che, oltre al cast stellare, la nostra cultura, meglio ancora, i miti fondativi della nostra civiltà sono ancora di grande attualità e possono attirare milioni di spettatori, riempiendo le sale cinematografiche nel mondo.
The Odyssey, girato in parte in Italia, ha dominato i botteghini fin dal 16 luglio, giorno del suo debutto, arrivando a incassare oltre 10 milioni di euro nei primi giorni di programmazione; quasi 2,2 milioni di euro in un solo giorno, con oltre 273.000 spettatori. A livello globale, l’incasso è andato oltre i 260 milioni di dollari nel suo primo fine settimana, coprendo in un solo colpo i costi di produzione.
I numeri raccontano molte cose, persino tra le righe. In primis, che saper promuovere un film è cosa altrettanto importante del film stesso, il quale deve essere di qualità per attirare gli spettatori nelle sale e trattare temi di grande richiamo. I numeri ci dicono anche che il cinema e la cultura, in generale, possono essere un asset industriale molto importante e redditizio. In Italia, a quanto pare, l’attenzione si è concentrata più sul Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo (fissato a circa 606 milioni di euro per il 2026) che sui prodotti. Il sistema, infatti, è stato rivisitato dall’attuale governo a causa di sprechi e sostegni dati, in precedenza, in modo casuale, fissando un tetto di spesa su compensi e l’introduzione di controlli più severi. Forse l’arte – e prima ancora l’ispirazione – non sono aiutate quando la presenza dello Stato è preponderante? Una considerazione intorno alla quale continua ad esserci un dibattito, spesso strumentale e politico, ma sicuramente una delle industrie cinematografiche più importanti al mondo, se non la più importante, quella statunitense, si alimenta su fondi propri e su produzioni ad alto rischio che, se vanno bene, sono anche ad alto rendimento. Se vanno male, portano a grandi tracolli, che hanno subito anche importanti cineasti.
The Odyssey è stato preceduto da tante polemiche sulla nazionalità e sul colore della pelle di alcuni membri del cast, su scelte stilistiche e sul casco di guerra di un grande personaggio della saga come Agamennone, che sembrava somigliare a Batman (altro film di Nolan). Ma alla fine si è rivelato un successo ed è piaciuto.
Cosa aspettiamo “noi” a creare storie simili di cui sappiamo tanto, anzi, che abbiamo studiato fin da bambini, contribuendo ad un immaginario e ad un mondo di archetipi che ancora oggi conservano forza evocativa e fascino e che continuano ad essere molto attuali?