di Francesco Paolo Capone

Le condizioni in cui viviamo cambiando velocemente, non possiamo più meravigliarcene, solo registrarlo. Dalla speranza per lo sblocco dello Stretto di Hormuz, ora ci ritroviamo quasi al punto di partenza
Di conseguenza, i prezzi dei beni energetici stanno registrando una nuova ripresa. È vero che il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN) si aggira intorno a 0,115 ÷ 0,12 €/kWh, situandosi in un punto ancora molto lontano dai picchi del 2022. Il problema è che, nonostante i tentativi di stabilizzazione, i prezzi dei beni energetici continuano a spingere l’inflazione al rialzo. Il mercato è troppo vulnerabile e subisce delle fluttuazioni scatenate dalle tensioni geopolitiche, da dinamiche di stoccaggio del gas e dall’andamento della domanda asiatica. Anche nel caso del petrolio, la gestione delle riserve non è stata molto oculata con ulteriori problemi di rifornimento e quindi di prezzi. Una settimana fa l’economista e direttrice del Luiss Research Center for European Analysis and Policy, Valentina Melician, intervistata dall’Adnkronos, aveva detto che servivano «misure mirate per famiglie e imprese» nel caso di aumenti dei prezzi dei carburanti in Italia. A che punto siamo?
La Commissione europea, venerdì scorso, ha varato il piano per l’elettrificazione e la modifica degli Ets, con l’obiettivo di trasformare l’Europa nel «primo continente a energia elettrica e un mercato del carbonio più forte per sostenere l’industria dell’UE nella transizione pulita e nell’elettrificazione». Il principio è che, poiché il tasso di elettrificazione della domanda di energia si è fermato al 23% nell’ultimo decennio e poiché la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili importati l’ha ripetutamente esposta a shock geopolitici, l’Europa deve accelerare l’elettrificazione dei settori che consumano energia, in particolare l’industria, i trasporti e l’edilizia. A sostegno di tali obiettivi, la Commissione ha indicato un obiettivo di elettrificazione del 46% entro il 2040 nell’ambito del pacchetto sull’Unione dell’energia post-2030. Cosa dicono i diretti interessati? Basti sapere che, in Italia, il presidente di Confindustria ha giudicato, in particolare, la proposta europea di revisione dell’ETS per l’industria italiana, insoddisfacente, «come dimostra l’andamento odierno del prezzo delle quote sul mercato, che sono in aumento». Secondo Orsini, si attendeva una revisione profonda che invece non c’è stata. Infatti, oggi, il valore dell’indice IGI (Italian Gas Index) per il 20 luglio è pari a 61,42 euro/MWh, in salita rispetto al 19 luglio attestatosi a 60,86 euro/MWh, mentre Piazza Affari ha aperto in calo proprio a causa dell’incertezza che lo scenario internazionale e, in particolare, la crisi del Golfo sono tornati a rappresentare. Senza dimenticare che la volatilità di luce e gas continua a incidere in modo consistente sulle spese familiari.
C’è un altro aspetto da considerare e da scongiurare e cioè che con la spunta all’inflazione da parte dei prezzi dell’energia la Bce potrebbe arrivare ad una grave decisione: rialzare di nuovo il costo del denaro, alzando i tassi di interesse. Addio crescita.